Viva Manolo!

E’ un periodo difficile per José Mourinho: a distanza di pochi giorni prima è stato squalificato dalla UEFA per una furbata fatta durante un incontro di Coppa dei Campioni ad Amsterdam, dove consigliò a due suoi giocatori di farsi espellere per essere squalificati per l’ininfluente ultimo incontro del girone e presentarsi così alla fase finale con la fedina penale pulita; poi è stato massacrato dal suo rivale Guardiola nel cosiddetto El Clasico (l’incontro Barcelona-Real Madrid) dove i catalani hanno trionfato 5-0. Eppure, nonostante le batoste, non solo non ha mai abbassato il capo, né mostrato nessun senso di colpa, ma anzi ha contrattaccato sempre affermando ad esempio che la squalifica è una vergogna e per lui è “come una medaglia”; d’altra parte la stessa sera dell’incontro di Amsterdam e prima che si scoprisse il fattaccio, il portoghese aveva avuto il coraggio di attaccare l’arbitro per le due espulsioni che pure aveva ordinato lui.
Ben ci ricordiamo del resto che i due anni di Mourinho in Italia hanno avuto come principale motivo ricorrente lo scontro continuo con tutto e tutti. Ogni settimana andava in televisione e sparava contro qualcuno, avversari, arbitri, federazione o giornalisti. Da una parte c’era il tentativo spasmodico di guadagnarsi le prime pagine di giornali e notiziari televisivi, dall’altro quello di intimidire e innervosire gli avversari, dall’altro ancora di crearsi attorno un clima di ostilità che tenesse sotto pressione la squadra. Il tutto sfruttava il palcoscenico che l’orientamento dei mezzi di informazione italiana garantiscono a chi allena una squadra milanese. Quali che fossero le motivazioni l’arroganza con cui attaccava il nemico di turno pareva davvero intollerabile. Eppure in quei due anni mai ci furono risposte che andavano oltre misura. Qualche battuta ironica, qualche accenno polemico subito rientrato, ma alla fine l’unico risultato era che lo Special One aveva passato la settimana su giornali e televisioni per la gioia del suo agente.
500px-preciado.jpgQuando si era ragazzini al bulletto che attaccava sempre tutti, si diceva: “Prima o poi trovi uno che ti gonfia”. Ebbene ci voleva il trasferimento in Spagna, dove evidentemente c’è ancora chi al coraggio di dire quello che pensa, perché qualcuno che lo “gonfiasse”, almeno verbalmente, ci fosse davvero. Il nostro eroe è l’allenatore dello Sporting Gijon Manolo Preciado che finalmente ha detto di lui (”E’ una canaglia”) quello che tanti in Italia avrebbero avuto voglia di dirgli ma hanno sempre richiuso tra i denti il proprio pensiero annacquandolo in una battuta o addirittura nel silenzio. E’ giusto dire ad una canaglia che è una canaglia, o è abbassarsi al suo livello? Non lo so, sicuramente ci vuole un po’ di coraggio per farlo: Mourinho è sempre mediaticamente ben coperto e prendersela con lui significa assumersi non pochi rischi. E’ sempre piacevole perciò scoprire che il coraggio non è una virtù che la società contemporanea, almeno quella spagnola, abbia del tutto perduto.

9 Dicembre 2010

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