La responsabilità ambigua

sandro_bondi.jpgHo scritto recentemente di quanto la lingua e la cultura siano due sistemi strettamente correlati. Sarà anche per questo che in italiano non esiste sostanzialmente una parola equivalente dell’inglese “accountable”. Accountable è in inglese chi “deve rendere conto” di qualcosa, non perché abbia direttamente svolto un compito, ma perché ha appunto il compito di vigilare sul lavoro altrui e quindi renderà conto e pagherà di persona anche per gli errori altrui. Il significato si avvicina certo all’italiano “responsabile” ma i significati non si sovrappongono perché “responsabile” è un termine abbastanza ambiguo e ciò lascia non pochi alibi a chi venga così definito. Responsabile è infatti, secondo il significato letterale, colui che risponde ed il suo significato può essere assoggettato ad una diversa sfumatura semantica, che corrisponde ad un’altra parola inglese: “responsible“. Responsible è infatti colui che svolge un compito, che è in grado quindi di rispondere per quanto da lui fatto ma non per quanto fatto da altri. Questa ambiguità linguistica è in stretta relazione con l’ambiguità culturale per la quale in Italia nessuno è mai responsabile, c’è sempre qualcun altro a cui addossare le colpe, è sempre anche colpa di qualcun altro e quindi non è mai colpa di nessuno e nessuno mai paga. Se succede un guaio io posso sempre dire che la colpa del disastro non è solo mia che ho non ho fatto questo ma anche di quell’altro che non ha fatto quello che doveva fare e come tutte le condivisioni di colpa collettive ciò produce l’assenza di colpa. L’assenza di qualcuno che deve rendere conto complessivamente del risultato del risultato prodotto fa sì che anche a fronte del peggiore dei disastri tutti siano incolpevoli e quindi rimangano sorprendentemente al loro posto.
Non stupisce quindi che il Ministro Bondi a proposito del crollo della Casa dei Gladiatori di Pompei possa dichiarare che “Se fossi responsabile di quanto accaduto mi dimetterei“. Gioca appunto il ministro sull’ambiguità del termine. E’ evidente che tra i compiti di un ministro dei Beni Culturali non c’è quello di fasi rilievi strutturali sulle strutture degli scavi di Pompei. E’ altrettanto evidente che un Ministro dei Beni Culturali è colui che deve render conto della conservazione dei beni culturali e che è colui che deve pagare di persona se tale conservazione non si attua. E’ opinabile che il crollo di un edificio negli scavi di Pompei sia da considerarsi un evento che richieda le dimissioni di un Ministro dei Beni Culturali: si tratta di valutare se Pompei, in quanto simbolo forte del patrimonio culturale italiano, abbia una tale visibilità che un suo danneggiamento sia un simbolo del fallimento di una politica dei beni culturali. Quello però su cui dubbi non ce ne sono è che chi deve rendere conto di quello accade negli scavi di Pompei è il Ministro dei Beni Culturali ed è lui che deve pagare.
Newsweek, nel pistolotto pubblicato ieri contro l’Italia di Berlusconi cita le dichiarazioni del Ministro Bondi, come esempio dello sfacelo della politica italiana. Dovrebbero spiegare all’articolista del Newsweek che la colpa, per una volta, non è solo di Berlusconi ma di un pezzo della cultura italiana e quindi anche della sua lingua.

16 Novembre 2010

2 commenti a 'La responsabilità ambigua'

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  1. Andrea Carpani afferma:

    Non so: secondo me la differenza linguistica non c’e’ o se c’e’ non dovrebbe aver molto a che fare con le uscite di Bondi. Il mio capo è responsabile anche di quello che faccio io e se faccio una cazzata lui viene da me, ma i suoi capi no: vanno da lui. Altrimenti che Responsabile sarebbe?

  2. Coloregrano afferma:

    La struttura gerarchica è fatta apposta per estendere il concetto di responsabilità a chi è il capo diretto di chi fa il lavoro (e quindi è “responsible”). Il difetto che ha questo approccio risiede però nel fatto che nella maggior parte delle aziende i fallimenti sono in genere legati ad errori concomitanti di tanti diversi individui che fanno parte di tanti diversi gruppi che magari hanno come capo comune solo l’amministratore delegato, si finisce quindi per avere tanti responsabili e quindi nessun responsabile perché è difficile individuare la ripartizione delle colpe e dei meriti. Di qui nasce l’esigenza di avere qualcuno che su un certo progetto o una certa area sia “accountable” cioè “renditore di conto” e che sia l’unico a “pagare”.
    Da questo punto di vista un altro aggancio con la vicenda Pompei sta nel fatto che una delle prime giustificazioni che Bondi ha addotto è stata la scarsità di risorse, alludendo evidentemente ai cordoni della borsa di Tremonti. Anche qui Bondi ha provato a far valere a suo vantaggio l’ambiguità del concetto di responsabilità, ma il concetto di “accountable” non contempla questa possibilità ed in un contesto di “accountability” il suo capo gli direbbe: “Dovevi fartele dare le risorse necessarie oppure dimetterti, la colpa è tua. Punto”. Ovviamente se il suo capo avesse questo genere di mentalità se ne sarebbe andato a casa da qualche era geologica ma questo è un altro discorso…
    Non voglio dire che sia una meraviglia questo approccio, spesso è un criterio ingiusto e penalizzante per chi magari sia solo particolarmente poco fortunato ma è l’unico che consenta di trovare qualcuno a cui far rendere conto di un fallimento. Per questo è un approccio che piace a molti quando si parla di ministri e che piace a molti di meno quando si parla della propria azienda.

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