Ambasciatore furfante cercasi

7thearlofelgin.jpgDa anni la Grecia reclama la restituzione dei marmi del Partenone che dagli inizi del 1800 sono a Londra e dal 1816 al British Museum. L’inaugurazione del Museo dell’Acropoli di Atene ha, pochi anni fa, rinfocolato le polemiche che durano tutt’oggi. I marmi furono trafugati nel 1804, quando la Grecia era parte dell’Impero Ottomano, dall’ambasciatore britannico ad Atene, il quale aveva avuto il permesso del sultano di fare alcuni rilevamenti sul Partenone ed aveva interpretato in modo un po’ troppo ampio il mandato ricevuto. Si trattò di un furto vero e proprio e non ci sono dubbi sul fatto che è più che legittima la richiesta della Grecia di riavere il maltolto. Non si può però negare che la tiepidezza con cui le parti non direttamente coinvolte trattano l’argomento sia legata anche alla convinzione, più o meno rimossa nelle dichiarazioni ufficilali, che per la conservazione degli insostituibili reperti è sicuramente preferibile che essi stiano al sicuro nel British Museum di Londra che nel Museo dell’Acropoli di Atene. Lo so, è pregiudizio, è sfiducia nelle possibilità di un popolo mediterraneo di essere rigoroso nel preservare il proprio patriomonio ma, dovendo scegliere, chi affiderebbe qualcosa di prezioso ai greci piuttosto che agli inglesi?
Riflessioni non troppo dissimili le stimola la vicenda del crollo della Schola Armaturarum Juventis Pompeiani a Pompei. Il fatto che la zona degli scavi sia stata terreno di conquista del clan Bertolaso era già un elemento abbastanza preoccupante per la integrità della zona archeologica. Il fatto che il Ministro dei Beni Culturali sia Sandro Bondi è un elemento preoccupante per l’interezza del nostro patrimonio culturale ed artistico. Se questi però sono generali berlusconiani che auspicabilmente spariranno dopo la sua caduta non migliori sono le prospettive del dopo Berlusconi, visto che un uomo emergente della politica come il Presidente del Veneto Luca Zaia dichiara250 milioni per quattro rovinassi (termine che in dialetto veneto significa detriti e naturalmente pensare che un Presidente di Regione ed ex-ministro della Repubblica sappia parlare in italiano è tuttora chimera n.d.r). Conviene che non ci pensino nemmeno a darli, sennò altro che rivolta fiscale… E’ una vergogna“.
Alla fine mi viene da auspicare che anche a Pompei salti fuori un ambasciatore, inglese oppure svedese o magari canadese, che travisando un incarico ricevuto dal sultano (o dal suo equivalente Presidente del Consiglio) smonti pezzo pezzo la città di Pompei e la trasferisca in un museo di Londra, Stoccolma o Ottawa, o in qualunque altro posto in cui i cialtroni siano considerati cialtroni e non uomini di governo.
Se salvare l’Italia dalla sua classe politica pare essere un’impresa destinata al fallimento, forse siamo ancora in tempo a salvare il suo patrimonio culturale ma bisogna far in fretta. Ambasciatore furfante fatti avanti: è il tuo momento!

8 Novembre 2010

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