La madre di tutti i referendum

Pochi sembrano rendersene conto, forse perché anche il più profondo dei baratri non fa nemmeno più paura quando lo si raggiunge attraverso tanti piccoli passi, ma la prospettiva verso la quale la politica italiana sta marciando è agghiacciante. Mi riferisco alla prospettiva del Lodo Alfano costituzionale, ovvero lo scudo penale per le alte cariche dello stato, e soprattutto di ciò che esso comporta.
Di certezze ce ne sono ancora poche circa il destino del proposta: il Presidente del Consiglio, il diretto interessato, ha addirittura dichiarato che chiederà il ritiro del provvedimento. Sta di fatto che evidentemente le sue parole non hanno alcun valore nemmeno per i suoi affezionati perché al momento la corsa del Lodo prosegue. Il punto fondamentale è che la Costituzione prevede che una riforma che ne modifichi il testo richieda, per essere definitivamente approvata, una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere. Nel caso in cui anche solo in una delle due Camere non si raggiunga tale maggioranza, ma solo una maggioranza semplice del 50% più uno, si rende necessario un referendum confermativo.
Oggi al Senato la maggioranza di due terzi è costituita da 207 dei 321 membri. PDL e Lega non superano i 161 seggi. Razziando per intero i voti di FL (che in realtà preannuncia l’astensione), Udc e Gruppo Misto (compresi i senatori a vita) la maggioranza non supererebbe i 197 sì. Alla Camera invece la maggioranza di due terzi è costituita da 420 deputati. Il duo PdL-Lega ne conta 295, l’FL altri 35, Udc e Gruppo Misto 70 complessivi. Il totale farebbe 400 e qui servirebbero ben 20 conversioni nel PD/IdV per raggiungere la quota fatidica.
Per quanto il Parlamento possa essere trasformato nei prossimi mesi, più di quanto già non lo sia, in un postribolo, è altamente improbabile che si trovino 30, tra deputati e senatori, nelle file di PD e IdV disposti a votare il Lodo Alfano. La prospettiva realistica sarà quindi di arrivare ad un referendum. Non solo quindi dalla legge ad personam si passerà al referendum ad personam, con lo spreco di denaro pubblico che ben sappiamo, c’è ben altro.
scheda_referendum.jpgSe Berlusconi impostasse la campagna elettorale in modo tenue, sostenendo in astratto la validità della riforma costituzionale, questo non appassionerebbe il suo elettorato e la riforma finirebbe in un fallimento come la riforma costituzionale del 2006. L’unica speranza di mobilitare il suo elettorato Berlusconi ce l’ha buttando la maschera e personalizzando il conflitto, facendo passare il referendum come un referendum sulla sua persona, in cui votando si decida, non un’astratta riforma costituzionale, ma se Berlusconi deve andare o no in galera, se Berlusconi è vittima o no di un complotto della magistratura, se è prevalente o no il giudizio popolare su quello dell’autorità giudiziaria. In questo scenario in cui si voterebbe una sostanziale delegittimazione del sistema giudiziario italiano, l’elettore si troverà di fronte non alla scelta tra un quadro legislativo ed un altro, ma tra il mandare in galera Berlusconi e il non farlo. In uno scenario simile di totale sovvertimento degli equilibri democratici, è evidente che non ci saranno sconti, che si rischia una campagna elettorale di colpi bassi, di scontri non solo verbali, in cui dominerà la scena l’idea di un giudizio divino dal quale Berlusconi uscirà distrutto oppure glorificato da un suo trionfo personale contro le regole del gioco che vedrebbe come sconfitta la democrazia italiana, ridotta a quel punto ad un mucchietto di cenere. Anche la prospettiva contraria, quella di una bocciatura della legge, non sarebbe però rallegrante perché significherebbe che i cittadini, e non i legittimi organi giudicanti, hanno di fatto emesso una condanna. Comunque lo si veda sarebbe un vulnus tremendo per le istituzioni democratiche.
Non so quante possibilità ha davvero “Papi” di trionfare e di coronare il suo sogno di egemonia assoluta, o di trovare invece in questa follìa la sua Waterloo: so che è uno scenario che nessuno si augurerebbe per il paese in cui vive ed ama. Quello che mi lascia più allibito è che pare invece che dall’una come dall’altra parte pare non si faccia altro che affilarsi le armi, come se misurarsi nella madre di tutti i referendum fosse il traguardo di una vita e non una sciagura per il paese.

26 Ottobre 2010

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