O Capitano! Mio Capitano!

Quando ero bambino ricordo la mia meraviglia nel vedere in cima alle classifiche di presenze e di gol nella Juve lo stesso nome: Giampiero Boniperti. A quei tempi Boniperti era anche presidente della Juve e di una Juve che vinceva in Italia e che, per la prima e ultima volta, vinceva una Coppa Europea con una squadra interamente italiana. Per me quel personaggio era la Juve, era il simbolo di una divisa che mi faceva sognare.
del-piero.jpgDa Domenica un altro nome lo affianca e presto lo supererà nell’una e nell’altra classifica, quello di Alessandro Del Piero e se fossi ancora bambino la Juve per me sarebbe lui. Essendo un po’ più adulto mi rendo conto che Del Piero ha legato il suo nome alla Juve non solo per una scelta di cuore, ma che c’è stata anche probabilmente una convergenza di interessi. Del Piero è sempre stato un giocatore che esprimeva il meglio di sé libero da troppe costrizioni tattiche e dalla competizione con compagni di squadra troppo ricchi di personalità. Non a caso in Nazionale ha raramente fatto la differenza e alla Juve ha vissuto le sue peggiori stagioni durante la convivenza con Capello e Ibrahimovic. Se fosse migrato altrove, come hanno fatto dopo il 2006 altri suoi compagni, avrebbe probabilmente fatto fatica a ritrovare un ambiente in cui potesse dare il meglio di sé, in cui il suo talento potesse esprimersi senza freni, come necessita. E’ stato un talento prodigioso, tra i più grandi, ma spesso troppo narciso, spesso troppo lieto di piacersi per potersi piegare alle esigenze di ogni tecnico e di ogni situazione. Così è rimasto un giocatore amatissimo a casa sua ma che alla fine non ha lasciato forse, lontano dall’uscio di casa, un segno indelebile come altri con le sue stesse qualità. Così il segno che avrebbe potuto ma non è riuscito a lasciare il suo talento lo ha lasciato la sua longevità, la capacità, alla soglia dei 36 anni, di essere ancora decisivo, di cambiare il volto di un incontro, come anche in questo scorcio di stagione ha fatto più volte.
Tutto questo ha completato il pomeriggio che ha visto la truppa di Del Neri trattar male il volenteroso Lecce. Un pomeriggio che si è chiamato soprattutto Milos Krasic, nella sua capacità continua di accellerare il gioco, lanciarsi senza paura nell’uno contro uno, giocare senza palla e trovare spazi liberi da avversari, che pur sapevano a memoria che Krasic era la principale minaccia che la Juve poteva offrire. Era un piacere vedere la manovra della Juve giostrare attraverso un Melo ed un Marchisio che sembrano essersi fatti la punta tutta l’estate allo scarpino per riuscire a servire in modo preciso e puntuale il serbo ed un Aquilani che non sembra spaventato dalla prospettiva di essere l’uomo decisivo del centrocampo bianconero. Talmente poco spaventato era Aquilani che poi diventava decisivo quando sbloccava il risultato. Il resto dell’incontro era un monologo del treno serbo, che sfidava la difesa avversaria e vinceva quasi sempre. Non gli era a dir la verità di grande aiuto Amauri, troppo concentrato nel far a sportellate con i difensori avversari e poco nel far salire la squadra, meglio Quagliarella, più versatile e più pronto a partecipare alla manovra. La spina nel fianco era sempre la difesa, sempre troppo fragile per far passare un pomeriggio tranquillo a Storari, sempre un po’ scollata dal centrocampo, sempre in difficoltà nell’anticipo. Non c’è nemmeno da stupirsi della sua fragilità, in fondo i due laterali Domenica erano Grygera e De Ceglie, protagonisti assoluti del disastro difensivo della scorsa stagione. Forse scelte estive differenti avrebbero consentito di affacciarsi con una squadra più solida a questa stagione (Martin Caceres è sempre in cima ai miei pensieri). Con questa difesa sognare non è ancora lecito, almeno non quest’anno. E’ lecito invece congratularsi con Delneri del lavoro fatto con l’organico che gli è stato consegnato. L’incessante gioco senza palla, la condizione fisica eccellente, la capacità di ripartire in velocità sono elementi rimasti chimera per l’intera scorsa stagione e che ora paiono essere realtà.
Il finale di partita era poi tutto del Capitano ed il gol, semplice ma splendido, incoronava il suo meritato trionfo.

19 Ottobre 2010

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