Decisioni politiche

Nella mia quinquennale carriera arbitrale c’è un errore che commisi che mi dispiacque particolarmente e mi dispiacque particolarmente perché, a differenza di tutti gli altri, lo commisi scientemente, in un momento di istintiva ma malintesa generosità. Era un incontro di juniores: la squadra di casa, dopo una partita molto equilibrata, si era portata in vantaggio ad una diecina di minuti dalla fine, la squadra in trasferta a quel punto si era disunita ed aveva subìto un secondo gol e rischiato anche il terzo. Sull’ennesima azione della squadra di casa c’era un cross sul quale il centroavanti si apprestava ad avventarsi per concludere a rete, senonché il difensore, vistosi superato, lo spingeva da dietro in modo vistoso impedendogli di colpire: sarebbe stato rigore e seconda ammonizione per il difensore ma io, pur avendo visto benissimo, facevo finta di nulla. In quel momento avevo l’impressione che la squadra di casa avesse partita vinta e mi pareva di infierire con una simile decisione, ma a posteriori mi chiesi poi cosa sarebbe successo se nei minuti che ci dividevano dalla fine la squadra in trasferta avesse rimontato, come tra l’altro mi capitò in un’occasione simile poche settimane dopo.
Racconto ciò per spiegare che, nonostante l’immediatezza con la quale si prendono le decisioni arbitrali, in quelle frazioni di secondo facciamo in tempo a elaborare valutazioni più complesse rispetto al semplice “è rigore” o “non è rigore”. Non ho mai quindi creduto alla cosiddetta sudditanza psicologica, intesa come scelta intenzionale di favorie la squadra più titolata, ma semmai all’influenza di quelle valutazioni che un arbitro fa sulla propria pelle, quando deve prendere una decisione in condizioni di incertezza, valutazioni che si basano sui rischi in termini emotivi o di incolumità fisica in categorie inferiori, o di processi mediatici, e quindi rischi per la carriera, in categorie superiori. Queste valutazioni possono indirizzare l’arbitro, spesso quasi inconsciamente, a prendere in quei pochi decimi di secondo la decisione sbagliata e spesso lo fanno.
448px-pierluigi_collina.jpgCredo sia questo ciò di cui parla Pierluigi Collina, al telefono con Pairetto, in una delle tante intercettazioni colpevolmente omesse dall’inchiesta sul Calciopoli, commentando l’Inter-Juve del famigerato campionato 2004-05. Per contestualizzare, si era a metà del secondo tempo e la Juve conduceva 1-0 un incontro che aveva fino a quel momento dominato, il bianconero Zalayeta fuggiva tutto solo verso la porta interista, saltava il portiere Toldo e si accingeva a depositare il pallone in porta quando Toldo stesso lo stendeva. Oltre al rigore scontato altrettanto scontata sarebbe stata l’espulsione di Toldo ma l’arbitro Rodomonti (quello uscito dalla famosa griglia contrattata tra Facchetti e Bergamo) sorprendentemente soprassedeva. Ibrahimovic trasformava il rigore, ma negli ultimi convulsi minuti della partita l’Inter, rimasta miracolosamente in 11, recuperava i due gol e l’incontro finiva 2-2. Nella conversazione intercettata, Collina trova incredibile l’errore di Rodomonti, giungendo a definire la scelta di non espellere Toldo una “decisione politica“. Volendo tradurre l’espressione di Collina: da un lato Rodomonti contava che una sua decisione penalizzante, anche se ineccepibile, avrebbe comunque suscitato le immancabili polemiche da parte dei media filo-interisti, dall’altro contava sul fatto che la Juve avrebbe comunque portato a termine vittoriosamente l’incontro ed il suo errore sarebbe stato ininfluente. Così non fu e ci furono delle polemiche da parte juventina, che però furono, come di consueto, totalmente silenziate dai media, e Rodomonti non ebbe certo a rimpiangere la sua decisione, se non per deontologia professionale.
Certo che scoprire oggi questi retroscena e rendersi conto quanto fasulla fosse la ricostruzione che il processo sportivo di Calciopoli fece dei rapporti di potere nel calcio italiano è abbastanza amaro, ma ancora più amaro, o forse decisamente allarmante, è constatare che nonostante questi elementi siano ormai di dominio pubblico quella ricostruzione è ancora considerata valida dalla maggioranza del sistema mediatico italiano.

15 Ottobre 2010

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