L’attentatore fantasma

Nei giorni scorsi la vita pubblica italiana è stata sconvolta da un evento che ha riempito le prime pagine dei giornali: l’attentato al Direttore di Libero Maurizio Belpietro. La notizia è rimbalzata come tale sulla prima pagina di molti quotidiani, non necessariamente vicini politicamente a Libero. Perfino alte cariche dello Stato si sono sentite in dovere di commentare la cosa, ovviamente per seminare incertezza e paura nell’opinione pubblica. Tutti, a quanto mi è noto, hanno descritto l’evento con espressioni che in genere erano attentato o agguato. La domanda che pochi si sono posti è: “Ma esattamente cos’è successo?”.
ghost_on_stairs.jpgCiò che risulta dall’unica testimonianza, quella appunto della scorta, è che il medesimo, dopo aver accompagnato Belpietro fino all’uscio di casa al quinto piano, ha rinunciato a prendere l’ascensore ed è sceso invece le scale per fumarsi una sigaretta ed ha scorto qualcuno al quarto piano che risaliva, questo qualcuno avrebbe, secondo l’impressione della guardia giurata, tentato di sparargli ma la pistola avrebbe fatto cilecca. A quel punto la guardia sparava tre colpi senza colpire l’avventore che si dileguava senza lasciare traccia. Non c’era bisogno di nulla di più di questi elementi per iniziare a chiedersi intanto cosa legittimi la convinzione che il misterioso avventore stesse preparando un attentato piuttosto che un semplice furto in uno degli altri appartamenti dello stabile. Mi ha colpito sentire su LA7 (quindi non su un notiziario vicino politicamente a Belpietro) la giornalista spiegare, senza manifestare il minimo dubbio, che il piano dell’attentatore era di: “Suonare al campanello e sparare a Belpietro una volta che gli avesse aperto”. Quale strambo attentatore organizza un attentato aspettandosi che uno che gira sotto scorta apra la porta alle 11 di sera ad uno sconosciuto, cosa che non farebbe la mia vicina di casa alle tre del pomeriggio? E perché mai, incontrando sulle scale la scorta, decide di sparargli addosso tradendosi, anziché fingersi un qualunque condomino? Nonostante ci fosse margine per avere più di un dubbio il Ministro Maroni ha subito preso la palla la balzo per fare un po’ di strategia della tensione da quattro soldi, preannunciando altri attentati, sulla base di quali fonti e quali notizie non è dato sapere.
Solo nelle ore successive sono emersi un paio di elementi che hanno convinto anche i più creduloni a farsi delle domande. Ovvero da un lato la stranezza per la quale la fuga del misterioso personaggio non ha lasciato nessun tipo di traccia, nemmeno nelle telecamere delle case di fronte, dall’altro che la stessa guardia aveva avuto una simile “avventura” anni fa, quando scortava il Procuratore D’Ambrosio, stessa meccanica, stesso misterioso attentatore dileguatosi senza lasciare traccia.
Alla fine non sappiamo cosa sia davvero successo in quelle scale, se l’attentato era un invenzione o no; sappiamo anche che il clima politico è abbastanza avvelenato e arroventato per potersi aspettare che qualche squilibrato compia gesti sconsiderati e che Belpietro è uno di quelli che ha più soffiato sul fuoco dello scontro, che ha più portato sul piano della faida la contrapposizione tra i diversi schieramenti. Ma quello che rimane soprattutto di questa vicenda è l’ennesima dimostrazione dell’assenza totale di senso critico che caratterizza il sistema mediatico e che lo caratterizza perché totalmente privo di senso critico è purtroppo il pubblico.
Chissà: forse nell’Italia di oggi una nuova strategia della tensione non avrebbe bisogno di far saltare in aria treni e stazioni per seminare il terrore, forse basterebbe raccontare che ci sono stati degli attentati per sortire lo stesso effetto. Almeno qualche vita umana sarebbe risparmiata.

4 Ottobre 2010

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