Il paradiso degli orchi

800px-panorama_-_adro_foto_luca_giarelli.jpgLa cittadina bresciana di Adro ha avuto più volte negli ultimi anni occasione di far parlare di sé, per lo più per le iniziative del suo sindaco leghista Oscar Lancini, di cui ho già scritto pochi giorni fa. Si parte dal 2006 quando il sindaco introdusse un premio in denaro per chi avesse denunciato immigrati clandestini, si arriva al 2009 quando il sindaco dispose fosse sospeso il servizio mensa ai bambini i cui genitori fossero in ritardo con i pagamenti delle tasse scolastiche, si è arrivato infine ai giorni nostri quando lo stesso sindaco ha fatto tappezzare il neonato polo scolastico “Gianfranco Miglio” (ideologo della Lega delle origini) di simboli del suo partito (tra cui i costosissimi zerbini da 750 Euro l’uno) mentre contemporaneamente disponeva che le mense limitassero l’erogazione di menu senza carne di maiale ai soli soggetti che presentassero certificato medico, impedendo così ai bambini musulmani di usfruire della mensa stessa. In questo fiorire di notizie sulla cittadina lombarda ve n’è una, apparentemente non attinente, che mi ha colpito: Adro risultava infatti l’anno scorso il primo comune della sua regione quanto a percentuale di raccolta differenziata. Se ci pensate sembra un controsenso: la cittadinanza che da un parte sostiene un sindaco che non perde occasione per farsi beffe di regole, simboli e legami sociali, dall’altra va poi disciplinatamente a selezionare l’umido, la plastica e le lattine come in omaggio ad un supremo concetto di spirito comunitario.
La soluzione dell’enigma credo abbia a che fare con il concetto di “ordine”. La parola ordine corrisponde in italiano, tra le altre sue accezioni, ad un’idea di disposizione “corretta” di oggetti, dove l’aggettivo “corretta” presuppone una prescrizione su ciò che è corretto e ciò che non lo è. Accade spesso che ciò che preme sommamente ai cittadini sia l’ordine, inteso come disposizione corretta degli attori, degli oggetti e degli eventi sociali all’interno di una organizzazione sociale, dove la disposizione corretta è quella che noi soggettivamente giudichiamo tale. Quando percorriamo in macchina le vie centrali di una città e di fronte ad una coda interminabile di auto in doppia fila ci inalberiamo anche se ciò non ci rallenta, lo facciamo perché ciò infastidisce il nostro bisogno di ordine. Così vedere la carta con la carta e la plastica con la plastica può appagare il proprio bisogno di ordine. Siccome però non c’è propensione che non possa sfociare in manìa, può capitare che questo bisogno di ordine non si limiti ad applicarsi a auto e rifiuti ma arrivare alle persone ed allora si può cominciare a trovare inaccettabile che ci sia chi parla una lingua diversa dalla nostra, chi pratica una religione diversa dalla nostra o addirittura chi abbia un’opinione politica diversa. Così nascono le Adro, come tante altre Adro della storia dell’umanità.
Fatta questa riflessione continuerò a buttare la carta nell’apposito cassonetto senza sentirmi un orco. Tuttalpiù proverò a guardare con maggiore indulgenza al sacchetto di plastica buttato da qualcuno, come sempre accade, nel bidone dell’organico.

13 Ottobre 2010

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