Errori da principianti

Al liceo ebbi nel biennio un professore di latino che accoppiava una straordinaria bravura nella spiegazione ad una capacità straordinaria di tenere la classe. Ti guardava negli occhi e capiva che volevi iniziare una conversazione con il vicino, che non avevi fatto gli esercizi a casa o che eri pronto a passare il Compito in classe al tuo compagno: difficilmente si sbagliava, distoglieva lo sguardo e poi te lo ripiazzava addosso un secondo dopo, cogliendoti con le mani nel sacco. Era sicuramente molto in gamba anche se bisogna sottolinare che aveva a che fare con studenti liceali, che non sempre eccellono in astuzia.
Durante i cinque anni nei quali ha fatto l’arbitro di calcio (dei quali la vetta massima è stata la terza categoria) ho capito che la dote del mio professore di latino poteva essere ben applicata anche a quell’ambito. Quando infatti qualunque fattore imprevedibile ti rende impossibile capire cosa sia successo, l’unica speranza che puoi riporre è in chi sicuramente ha visto o sentito e sa esattamente cos’è successo: i giocatori coinvolti. Non che tu possa contare sulla loro sincerità, certo, ma senza essere esperti di cinesica ci sono espressioni del corpo o del viso che raccontano molto circa quello che i giocatori pensano sia successo e su quello che quindi è probabilmente giusto decidere in merito.
Così sono rimasto stupefatto quando l’arbitro Russo, Mercoledì sera, ha visto in Brescia-Roma il contrasto Mexes-Eder e ha percepito, lui o il suo assistente, un fallo di Mexes che non c’era, forse perché lontano, forse perché coperto. Una prima occhiata all’episodio, senza bisogno di replay e rallentatore mi è bastato a capire che non aveva bisogno di moviole o arbitri addizionali per capire che stava prendendo un abbaglio. Bastava guardare l’atteggiamento del giocatore del Brescia Eder, che si limitava a guardare il pallone avviarsi verso il fondo, e a cui solo in un secondo tempo veniva in mente di voltarsi verso l’arbitro, per comprendere che lui per primo non si aspettava il rigore.
Perché un arbitro di Serie A non applica ciò che applicava un arbitro di seconda categoria o un professore di liceo? Forse presunzione, forse troppo stress, forse paura di farsi trarre in inganno? Non lo so, forse Russo è solo un arbitro un po’ scarso, però ogni tanto mi viene il dubbio che a forza di perfezionare le tecniche di allenamento, l’alimentazione, il posizionamento in campo e così via, gli arbitri più quotati finiscano per dimenticarsi dei trucchi più basilari ma più efficaci della professione, imparati magari sui banchi del liceo.

25 Settembre 2010

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