Tornare avanti

471px-massimo_dalema_onu.jpgIn questo periodo vanno di moda nel PD i documenti. Credo che la moda sia stata lanciata da un documento scritto da un gruppo di esponenti “giovani” del partito collocabili tra le simpatie del vecchio colonnello Massimo D’Alema. Si tratta di un documento di 6 pagine che porta l’ossimorico titolo di “Tornare avanti” e già nel suo titolo parte molto male perché, almeno fintanto che si parla in astratto, non sarebbe male rinunciare alla vena tipicamente italica di tenere sempre un piede, se non entrambi, nel passato.
Vi confesso che ho compiuto l’impresa di leggermi tutte e sei le pagine e l’unico motivo per cui non mi pento di averlo fatto è l’essermi reso conto una volta di più di quanta difficoltà abbia la classe dirigente politica di guardare fuori da sé stessa. Le sei pagine sono un’analisi degli ultimi dieci-quindici anni di politica italiana ed una serie di proposte per il futuro, il problema che analisi e proposte sono rigorosamente ed esclusivamente chiuse in un ambito ideologico, con una sfilata di categorie del pensiero apparentemente del tutto slegate dal contesto sociale in cui viviamo noi e credo vivano anche gli stesori del documento. Nelle sei pagine scorrono incessantemente davanti agli occhi del lettore categorie come berlusconismo, liberismo, riformismo, giustizialismo e tante altre. Non aspettatevi però uno straccio di analisi della società italiana degli “anni zero” o degli anni ‘10, non aspettatevi delle ipotesi su quello che i cittadini di oggi si aspettano, su quello che l’economia italiana richiede a chi la governi, su quello che la società moderna richieda a chi la guidi, non aspettatevi altro che una lunga meditazione del tutto autoreferenziale, come se negli ultimi 15 anni il succedersi dei governi Berlusconi e Prodi, il succedersi delle sigle come PD, IDV, PDL fosse l’unico fatto rilevante accaduto in Italia.
Non mi stupisce in definitiva che vecchi satrapi della politica, da quarant’anni immersi nei bui e fumosi sottoscala dei palazzi della politica, si dimentichino che esiste un mondo esterno con il quale vale la pena di confrontarsi e val la pena confrontare le proprie categorie di pensiero. Trovo invece desolante che dei quarantenni, che hanno abbandonato da pochi anni il mondo reale, non sentano il bisogno almeno una volta ogni tanto di avvicinarsi alla finestra e guardar fuori per capire cosa stia succedendo. Capisco di avere forse un approccio troppo materialista e che ci sia chi preferisce librarsi nel mondo puro delle idee, ma forse non si dovrebbe poi stupire se quelli che votano per lui sono sempre di meno e se, soprattutto, finiscono per votare chi, all’estremo opposto, di idee non ne ha neanche una.

21 Settembre 2010

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