La patria negata

carta_igienica_tricolore.pngIl nostro paese si avvia a festeggiare i 150 anni dell’Unità di Italia in uno dei momenti più bui almeno della sua storia repubblicana. Come in tutti i momenti bui c’è anche chi non ritiene nemmeno ci sia da festeggiare: è il caso dei tanti esponenti leghisti che si sono dichiarati contrari ai festeggiamenti. L’episodio del gruppo di grillini, indicati a Venezia come provocatori e identificati dalla polizia solo perché passeggiavano per le strade della città con il tricolore, la dice lunga su quello che è l’atteggiamento che in terra leghista si ha verso il concetto di patria italiana.
A ben pensarci il movimento leghista, in questo suo rifiuto per i valori nazionali, è piuttosto originale. In giro per il mondo si trovano spesso movimenti autonomistici che vedono come fumo negli occhi i valori nazionali, in nome di una realtà locale che si sente soffocata nei suoi diritti, nella sua cultura, nella sua identità: la presenza di istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea rende meno sentita la necessità di vincoli nazionali e questo alimenta movimenti localistici. Sempre in giro per il mondo si trovano per contro spesso anche movimenti xenofobi che raccolgono le paure dei cittadini per gli stranieri, per l’instabilità sociale ma soprattutto per la contaminazione culturale che l’immigrazione comporta. L’originalità della Lega sta nel congiungere queste due caratterizzazioni.
La Lega Nord, nata soprattutto come movimento autonomista, ha dovuto la sua progressiva crescita negli ultimi anni soprattutto alla sua connotazione xenofoba e con questa connotazione ha un ampio margine di crescita soprattutto al Sud. Ora il problema è che la xenofobia si basa, emotivamente, sulla contrapposizione noi/loro e chi voglia cavalcare questa contrapposizione in genere si sente in dovere di chiarire cosa intende per noi e loro. La Lega fatica a chiarirlo perché il noi della Lega stenta a rispecchiarsi in un concetto preciso: non quello di italiano perché negherebbe la sua storia autonomista, non quello regionale perché rischierebbe di contrapporre l’una all’altra le regioni dove la Lega è forte, mentre il concetto di padano è troppo vago ed inconsistente per essere più di una formula. Nella storia italiana dell’ultimo millennio il Nord Italia ha vissuto sotto lo stesso governo solo negli ultimi centocinquant’anni e sotto la bandiera italiana, non c’è quindi nessuna identità culturale che accomuni il Piemonte più con il Friuli che con le Marche.
Questa ambiguità si ripercuote su una certa confusione dell’elettore della Lega nel distinguere ciò che è loro da ciò che è noi, ciò che è inquietante da ciò che è tranquillizzante, in assenza di un’immagine precisa di ciò che è noi. Il movimento leghista ha, da un lato tentato di creare un’artificiosa identità padana, dall’altro ha puntato sui valori cristiani o su tradizioni condivise, ma alla fine si scontra sempre con la difficoltà di dare una dimensione sovraregionale al suo movimento. La tentazione sarebbe probabilmente quella di lasciare da parte la sua marca regionale per affermare con più nettezza quella di movimento xenofobo ma, così facendo, rischierebbe di perdere certe aree in cui domina in modo incontrastato ormai da un quindicennio.
La scelta è stata, e sarà probabilmente anche nel futuro, quella di rimanere a cavalcioni sia della xenofobia che del regionalismo. In fondo ciò su cui la Lega basa il suo consenso è una dimensione puramente istitintuale, in cui la diffidenza per il diverso prescinde da una definizione di diversità. Poco importa che una diversità possa essere contraddittoria rispetto ad un’altra, la cosa importante che ogni istinto abbia la sua risposta, che ogni diversità possa essere identificata combattuta e respinta: quella regionale, quella nazionale, quella religiosa e così via. In una dimensione puramente istintualele tra l’altro non è un problema avere votato ben due decreti su Roma Capitale, è sufficiente poi ripetere un paio di slogan ed avere media che li diffondono ed ogni offesa viene cancellata.
Il risultato nefasto di tutto ciò è naturalmentela la saldatura di conflitti sociali diversi: quello tra Nord e Sud come quello tra italiani ed immigrati. L’Italia della Lega è un’Italia del tutti contro tutti, perché in fondo ognuno di noi è diverso dall’altro e nemmeno il nostro fratello gemello è sufficientemente uguale a noi da non meritarsi un po’ del nostro odio per quella terribile colpa che è la diversità.

19 Settembre 2010

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