La calda estate del Direttor Marotta

E’ giunta alla conclusione la campagna acquisti estiva e con essa la prima estate da Direttore Generale del Settore Tecnico della Juve di Beppe Marotta. Deve esser stata un’estate difficile, passata tra mille trattative aperte da un punto all’altro dell’Europa e non deve essere piacevole dopo un’estate così ritrovarsi bersaglio di ogni genere di contumelie su forum di tifosi ma così è.
giuseppemarotta.jpgCosa è successo in definitiva e perché? Sicuramente si è trattato di un’autentica rivoluzione: 13 cessioni (di cui 3 rescissioni) e 11 acquisti. Praticamente la Juve di quest’anno potrebbe andare in campo con una squadra interamente composta di nuovi giocatori. La caratteristica forse più curiosa è stata quella di una campagna acquisti a due ondate: la prima a Giugno con l’acquisto di una base di giocatori per poter coprire le falle più grosse ma per avere comunque una sufficiente continuità con il passato da garantirsi il passaggio senza patemi dei turni preliminari di Europa League, la seconda a fine Agosto per completare la rivoluzione senza più rischiare “danni permamenti”. Un’altra caratteristica di questa campagna acquisti è stata l’allergia per i grandi nomi, l’unico nome di grido che sia finito sulla agenda di Marotta è stato il centravanti bosniaco Dzeko, abbandonato per le richieste esose del Wolfsburg, per il resto giocatori di media qualità o, come Aquilani, in condizioni atletiche tutte da verificare. Un ultimo elemento caratterizzante è stato poi il risparmio: avere puntato molto sulla formula del prestito con diritto di riscatto ha bloccato a poco più di 16 milioni il bilancio negativo del mercato, se poi si conta il risparmio ingente che si è avuto in termini di ingaggi (23 milioni) si arriva addirittura ad un bilancio in attivo di 7 milioni.
Una delle domande più frequenti tra il popolo bianco e nero in questi giorni è proprio: era necessaria una rivoluzione, anche tenendo conto del fatto che il budget era limitato? Questa è una squadra che due anni fa è arrivata seconda in Campionato e negli ottavi in Champions eliminata solo dal Chelsea, dopo aver battuto due volte il Real Madrid. E’ una squadra che, prima che il numero di infortuni battesse ogni record, era ancora in lizza per lo scudetto. Tutti ricordano la delusione di Melo ma non dimentichiamoci che Caceres, quando la pubalgia lo ha lasciato tranquillo, ha giganteggiato, non dimentichiamoci che Candreva, arrivato a Gennaio in prestito, ha destato un’ottima impressione pur in una squadra allo sbando, non dimentichiamoci che Giovinco ha avuto tutto sommato poco spazio per dimostrare il suo valore, non dimentichiamoci soprattutto che Diego, da alcuni indicato come il capro espiatorio delle sventure dello scorso anno, è stato uno dei migliori assistmen dello scorso Campionato di Serie A. In sostanza rimane la sensazione che si sia ceduto alla tentazione di buttar via il bambino con l’acqua sporca. La scelta della campagna acquisti a due ondate è stata sicuramente legata alla necessità di tenere in caldo quelli che sarebbero potuti essere decisivi per il raggiungimento della fase a gironi di Coppa Europa ma per cui poi si prevedeva una cessione: è il caso in particolare di Diego che non ha nascosto la sua irritazione, comprensibile, per aver prima ricevuto rassicurazione sulla sua conferma ed esser stato poi ceduto. Dopo la vittoria di Graz, che ha messo al sicuro la qualificazione in Europa, è scattata la fase due e nuovi arrivi e partenze si sono succeduti a ritmo incalzante. La trasferta di Bari però ha dimostrato i rischi di presentarsi alla linea di partenza del Campionato con una squadra mai provata prima. Potrebbe essere un rischio accettabile in un altro contesto, ma un ambiente esasperato come quello juventino saprebbe gestire una partenza tutta in salita? Cosa succederà se il prossimo impegno casalingo contro la Samp dovesse costituire un nuovo insuccesso? In ogni caso anche gli ultimi arrivi hanno confermato la scelta, in centrocampo e attacco, di mirare molto su cursori, incontristi e attaccanti da area di rigore e poco su qualità e piedi buoni. E qui si pone un altro problema su cui si arrovellano i tifosi: è una scelta “da Juve”? E’ abbastanza evidente che, a differenza dei predecessori, alla coppia Marotta-Agnelli non passa neanche per il cervello che si possa vincere il Campionato. L’obiettivo è accodarsi al trio Inter-Roma-Milan e racimolare il quarto posto, giocandosi poi l’ammissione alla Champions nel preliminare. Partendo da questo presupposto, secondo l’approccio adottato da Marotta, meglio una squadra ben equilibrata in ogni reparto (ed anche nell’area ingaggi…) piuttosto che spendere per portare o tenere (nel caso di Diego) piedi buoni, col rischio di una squadra squilibrata ed un potenziale nuovo fallimento. Siamo sicuri però che una squadra di giocatori volenterosi ma scarsi potrà trovare il favore di un pubblico così esigente come quello juventino? Non dimenticherei che fine ha fatto un giocatore grezzo ma utilissimo come Molinaro, finito allo Stoccarda, benché offrisse un rendimento immensamente più elevato del concorrente De Ceglie. Al di là della specificità del contesto “Göba” c’è poi un altro tema più generale: una squadra di calcio per essere capace di far male agli avversari in ogni situazione, ha bisogno di un uomo che sia in grado di saltare l’avversario, di dare incisività al gioco in verticale, di tenere sottopressione gli avversari quando entra in possesso di palla. Non cito nemmeno le candidate ai primi tre posti, ma basti pensare alla Samp che ha Cassano, al Napoli che ha Lavezzi, alla Fiorentina che ha Jovetic. Noi abbiamo Del Piero che però ha 36 anni. Nel caso poi in cui a fine stagione si ritorni in Champions, quanto costerà recuperare la qualità, a quel punto necessaria per essere competitivi anche in quel contesto? Checché se ne pensi Diego era costato alla Juve relativamente poco, quando fu prelevato dal Werder; un giocatore del suo livello difficilmente lo potremo ricomprare per meno di 25 milioni. Il massiccio ricorso a prestiti potrebbe preludere ad una nuova rivoluzione l’anno prossimo ma sarebbe un grosso rischio vista la probabilità di dover ricorrere ai preliminari per entrare in Coppa Campioni e quindi la necessità di essere competitivi da subito. In definitiva il dubbio di fondo che sorge è: se davvero c’è un budget di 80 milioni in tre anni per il rilancio della Juve, non valeva la pena di rinforzare un po’ l’investimento su questa stagione anziché rinviare tutto alla prossima con rischi concreti di rimanere fuori dalla Champions anche nel 2011-12?
Sono tutti dubbi che lasciano molto inquieto il mondo juventino. La certezza continua fortunatamente ad essere che la Juve è la squadra di gran lunga più amata dagli italiani. Riusciremo a dilapidare anche questo capitale? Speriamo proprio di no.

3 Settembre 2010

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs