La malinconia dell’esordio

Per il tifoso di calcio c’è un’emozione particolare nell’esordio stagionale in partita ufficiale in casa. E’ come se la creatura che si è formata nella sua fantasia durante la campagna acquisti estiva improvvisamente prendesse forma, al di fuori e al di là delle passarelle amichevoli di Agosto. La grancassa dei giornali ha abbondantemente fatto la sua parte, spacciando mezze figure per fenomeni e convincendoti che quella che hai di fronte a te sarà un’annata gloriosa. Tu hai ancora per i tuoi paladini quelle candide attese ancora non sozzate dalle piccoli o grandi delusioni della stagione. Per questo esordi come quello della Juve di Giovedì sera contro lo Sturm Graz sono emozioni che il tifoso adora. E’ stato un vero peccato quindi che quest’anno quest’emozione sia stata velata dalla strana vicenda Diego che ha portato inopinatamente il miglior giocatore della squadra a Wolfsburg, questo a tre giorni dall’inizio del Campionato e pochi giorni dopo che Delneri si era espresso su di lui facendo capire che il brasiliano era indispensabile al gioco della Juve.
Questo velo sembrava pesare ancor più sulla squadra che, perso il giocatore attorno al quale ruotava, pareva aver smarrito il suo centro ed essere incapace di dare ordine al gioco. Melo e Sissoko parevano due orfanelli alla ricerca di qualcuno a cui affidare il pallone che non era certo Martinez, costantemente impreciso. Il solo Pepe pareva incisivo e autorevole ma ancora troppo impreciso per poter far male. Così erano gli austriaci a farsi vivi dalle parti di Storari e dopo un paio di conclusioni pericolose, arrivava uno svarione di Motta e la fuga di Szabics verso Storari conclusasi con un palo che vibrava, facendo tornare alle menti juventine i momenti più tetri della scorsa stagione. Era a quel punto che il Capitano capiva che il suo momento è venuto e raccoglieva la squadra come una crocerossina raccoglierebbe un ferito. La raccoglieva come sa fare lui, cojn guizzi in area e con iniziative personali che già nel primo tempo rischiavano di far capitolare il bunker austriaco. Era però ad inizio del secondo tempo che Alex si ricordava dei tempi in cui era stana coniata la definizione di “gol alla Del Piero” e al termine del suo classico movimento a rientrare scagliava un dardo che colpiva in modo letale i modesti avversari. Lì finiva la partita per la qualificazione, gli austriaci mollavano ed iniziava la sfida a chi sbagliava il gol più facile. Alla fine restava l’1 a 0 ma almeno l’ultima mezzora ridonava un po’ di buonumore al popolo biancoenero.
Mi pareva però un buonumore di chi voleva ignorare come il tempo sia purtroppo inclemente e che non ci si può aspettare che un trentaseienne risolva tutte le situazioni spinose. A Bari, nell’esordio in Campionato, sarà un’altra musica e lì le magie del Capitano potrebbero non bastare; gli acquisti dell’ultimo minuto dovranno quindi entrare nel gioco all’istante (e in tre giorni la cosa si avvicina molto al miracolo) se non vorremo partire subito con il piede sbagliato.
Tutti questi pensieri affioravano a fine partita ed era così che, vedendo uscire Alex meritatamente come trionfatore, non ci si poteva trattenere dal provare un po’ di malinconia.

28 Agosto 2010

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