Il federalismo dei furbi

Immagine CotaSono passati 20 anni da quando i primi successi elettorali della Lega sconvolgevano il panorama politico. All’epoca salutavo, come molti, con soddisfazione quella novità: non mi piaceva il linguaggio e non mi piaceva il modo di proporsi di quei personaggi ma consideravo quell’aria di rivolta comunque salutare, pensavo che sotto quello spirito barricadero ci fosse una sana aspirazione, diffuso nelle pieghe del settentrione, a spingere il resto d’Italia verso un paese più moderno e più europeo, aspirazione che pensavo si sarebbe dispiegata in modo più sano quando alla generazione dei barricaderi alla Bossi si fosse sostituita fisiologicamente una classe dirigente più adeguata. Sono passati 20 anni e i barricaderi sono ancora tutti lì, soprattutto è lì Bossi nonostante i suoi problemi di salute, come a dire che in Italia dalla poltrona non ci si schioda proprio mai. Nel frattempo il movimento si è barcamenato cercando di raccogliere consensi con temi di facile appiglio, (xenofobia, localismo, anti-europeismo…) e cavalcando battaglie altrui (guerra alla magistratura) pur di stare in sella, senza un apparente progetto, acquisendo tutti i difetti tipici della politica italiana: la mancanza di ricambio al vertice, l’assalto alle poltrone, l’anteposizione delle esigenze di partito a quelle di governo e così via. Così il partito che aveva suscitato la speranza di poter deborbonizzare l’Italia è diventato il più borbonico del quadro politico italiano. La vicenda delle quote latte, in cui la Lega è scesa in campo a difendere i furbi, tutto pur di difendere il proprio serbatoio di voti come una qualunque DC dei bei tempi avrebbe fatto con i forestali calabresi, è stata la chiusura del cerchio da questo punto di vista.
Ancor più illuminante in questo senso è stato l’esordio della giunta Cota in Piemonte nel campo dei trasporti. Dovete sapere che il contratto di servizio della Regione Piemonte con Trenitalia era scaduto un paio di anni fa ed al termine di una lunga trattativa per il rinnovo, conclusasi con un nulla di fatto per le richiese piuttosto esose da parte della società, la giunta Bresso aveva indetto una gara di aggiudicazione del servizio aperta anche ad altri soggetti per cercare di far calare i costi. Nel frattempo la Regione si era fatta carico dei bonus di rimborso per gli abbonati che, secondo il contratto, Trenitalia doveva in caso di disservizio (quindi quasi sempre) e che la società aveva smesso di erogare una volta scaduto il contratto.
Non appena insediata, la Giunta Cota, nella persona dell’assessore Bonino, ha provveduto a cambiare radicalmente rotta, riallacciando i rapporti con Trenitalia e sospendendo la gara. Siccome però non si può essere deboli con i forti, senza poi essere inflessibili verso i deboli la stessa Giunta ha sospeso anche i bonus per gli abbonati che dovranno di nuovo pagare a tariffa intera nonostante i disservizi. D’altra parte che sarebbe andata così pareva chiaro da quello che aveva preannunciato Cota in campagna elettorale quindi perché stupirsi?
Paradossalmente quindi il modello di potere classico del centro-sud Italia, in cui a dispetto delle regole le oligarchie politiche e imprenditoriali si spartiscono ricchezza e potere in un rapporto di reciproca connivenza, a danno dell’efficienza delle istituzioni e dei diritti dei cittadini, sembra ciò che davvero la Lega vuole proporre anche per il Nord Italia. Il tanto decantato federalismo, a quel punto, non si traduce in una maggiore vicinanza delle istituzioni al cittadino, ma come al contrario una delega di potere delle oligarchie centrali ad oligarchie territoriali in un modello simile a quello della monarchia borbonica. Insomma, chi aveva intravisto con entusiasmo negli anni scorsi una vaga novità in un rapporto più trasparente dell’amministrazione pubblica verso i cittadini deve rassegnarsi: i Borboni sono tornati, solo che il Regno delle Due Sicilie ora include anche il Piemonte.

24 Agosto 2010

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