Le iene

ostaggio.jpegAvete presente la scena finale di “Le Iene” in cui la banda di balordi si mette a litigare attorno al poliziotto preso in ostaggio, mentre questo si chiede smarrito che ne sarà di lui? Credo che molti di noi vivano la situazione politica di questi giorni con la stessa angoscia di quell’ostaggio, vedendo attorno a sé una classe politica che ormai ha perso qualunque decenza e autocontrollo e che si spara addosso insulti, contumelie e dossier come le pallottole del film di Tarantino, con la concreta prospettiva che alla fine rimanga sul campo solo un cumulo di cadaveri come accade nel film, per l’appunto.
Per prima cosa provo a domandarmi come nasce la situazione attuale e perché. Mi appare evidente che i semi da cui è germogliata la crisi nascono ai tempi della nascita del PdL, quando Fini prima rifiutò l’”annessione” di AN e poi la accettò nel breve volgere di poche settimane. Mi parse già allora evidente che Fini intuisse come stare nello stesso partito di Berlusconi comportava due semplici alternative: o ci si rassegna ad obbedire, o si finisce buttato fuori. Allora però il crollo del governo Prodi e la nascita del PD rese ineludibile l’alleanza con Berlusconi ed una decisione diversa avrebbe voluto probabilmente dire la sparizione politica di Fini.
silvio_berlusconi.jpgEntrato nel partito, Fini ha potuto per un po’ sfruttare la sua dote di popolarità per mantenersi defilato rispetto ai berlusconiani ortodossi, attendendo il momento più opportuno per prendere una posizione di chiaro dissenso rispetto alla linea di Berlusconi. Il momento più opportuno si è verificato allorché si sono sommati: l’indignazione per gli scandali continui in cui è stato coinvolto il governo; l’opposizione di vasta parte del paese all’assurdo DDL sulle intercettazioni; la preoccupazione interna per il calo di consensi del partito che Berlusconi nega all’opinione pubblica ma non può negare ai suoi collaboratori. Questi fattori hanno probabilmente consigliato Fini di condurre a termine l’azione di smarcamento che ha comportato l’ovvia conseguenza dell’espulsione (ovvia per come funziona il PdL). Chissà se l’intento di Fini era semplicemente quello di diventare una stampella esterna del governo Berlusconi o quello di proporsi come reale alternativa; sia come sia, pare difficile che, dopo l’operazione di sciacallaggio che Berlusconi ha fatto condurre ai suoi su Fini, questi possa poi tornare all’ovile come fedele alleato. Più probabile che formi un polo alternativo che cerchi di traghettare verso una destra alternativa al populismo di Berlusconi, destra alternativa che sarebbe però ben poco credibile per chi vota a destra se, come primo atto, si alleasse alla sinistra. Un parte della sinistra nel frattempo si attacca alla calcolatrice e ai sondaggi per fare i conti che la portino al 51%, senza ricordarsi che l’ha già fatto nel 2006, imbarcando nani e ballerine per vincere le elezioni, con i risultati che ricordiamo. L’altra parte della sinistra sventola il vessillo di Vendola che pare però poco attrezzato per vincere le elezioni, mentre Di Pietro sembra più confuso del solito, preoccupato di star fuori da una grande coalizione ma anche che tutto questo gran parlare di legalità da parte di Fini non gli sottragga la sua esclusiva sul tema.
vittorio-feltri.jpgTutti giochi più o meno interessanti, ma alla fine di tutto ciò ci importa relativamente: la preoccupazione principale è per la possibilità di uscirne noi, come l’ostaggio di Le Iene, di avere al più presto un governo che, mentre il resto d’Europa si lambicca il cervello per capire come uscire dalla crisi (e qualcuno ci riesce pure), non passi le giornate a trovare modi per salvare gli amici e a silurare i nemici. Sarà quindi questa l’occasione per ribaltare il quadro politico, per uscire dalla trincea in cui il berlusconismo ci ha confinato, per dare all’Italia una destra conservatrice, una sinistra davvero progressista e una minoranza populista finalmente ai margini? Potremo sperare di uscire dal pantano in cui ci dibattiamo oggi facendo piazza pulita di chi ha occupato per fini propri le istituzioni? Riusciremo a mandare a casa chi ha prosperato su questo sistema svendendo al miglior offerente valori e professionalità?
Non dipende da Fini né da Berlusconi e nemmeno da Bersani, ma da quanto l’elettorato italiano riuscirà finalmente a dare segni di vita. L’impressione che ho è che, se ci arriveremo, sarà un processo lungo e faticoso e nel frattempo il paese farà purtroppo ancora molti passi indietro.
Ah, per chi non abbia visto Le Iene, l’ostaggio alla fine veniva ammazzato anche lui. Speriamo bene…

17 Agosto 2010

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