Ma ci piacciono davvero le autonomie?

Mentre sui tavoli delle riforme istituzionali, ammesso che ci siano ancora siffatti tavoli, si parla di federalismo e autonomie, nel quotidiano della nostra politica sembrerebbe che le autonomie piacciano poco, appena si allargano un poco. Si è allargato troppo evidentemente il Comune di Camigliano, in provincia di Caserta, che, nella persona del suo sindaco, ha a lungo rivendicato la sua autonomia nella gestione dei rifiuti urbani che aveva da anni gestito con assoluta efficienza e si era quindi opposta al decreto governativo che imponeva il passaggio della competenza alla Provincia di Caserta. Dopo mesi di resistenza passiva si è arrivati al decreto di scioglimento del Consiglio Comunale e di rimozione del Sindaco che cade come un fulmine su un paese che è considerato uno dei più vivibili in Italia.
Sarebbe interessante sapere di più di Camigliano, di quelle che sono le logiche che stanno dietro al conflitto aperto dal Sindaco Cenname. Su youtube c’è un ampia rassegna di discorsi del Sindaco cacciato. Al di là delle considerazioni che si possono fare, è certo che la severità mostrata dal governo è molto differente dall’atteggiamento che lo stesso governo ha avuto sul caso Fondi. Mi riferisco al fatto che il governo evitò allora accuratamente di sciogliere il Consiglio della cittadina in provincia di Latina, sospettato di inflitrazioni mafiose, fino a indurre il Consiglio stesso all’autoscioglimento piuttosto che intraprendere azioni che evidentemente non erano compatibili con gli equilibri politici vigenti.
Quello che mi risulta chiaro dalla vicenda di Camigliano e non solo è che è difficile per non dire impossibile oggi dare allo slogan del federalismo un contenuto concreto, da parte di una politica italiana in cui dominano approcci accentratori a autoritari. L’autonomia di soggetti locali è praticabile solo in un contesto nel quale la politica è vista come un’attività che ha per obiettivo la miglior gestione dello Stato. Chi veda la politica come un mero mezzo di accumulazione di potere non può che finire con lo strangolare ogni autonomia. Un’Italia delle autonomie potrà nascere quando morirà l’Italia dei palazzi, l’Italia degli inciuci, l’Italia delle consorterie, l’Italia delle mummie attaccate alla poltrona. Forse la verità purtroppo è che siamo italiani e pare proprio che l’unica autonomia che piace agli italiani sia la propria.

27 Agosto 2010

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