Ma il PD non decolla…

Lunedì sera alla trasmissione di LA7 “In onda” erano tra gli ospiti il finiano Bocchino ed il leghista Tosi. Tra i due sono volate parole forti del tipo: “Nel west ai traditori si sparava alle spalle” tanto per citare il vernacolo legaiolo. In mezzo ai due, con un certo gusto scenografico, era posizionata Debora Serrachiani che, con il sorriso della bambina in un negozio di caramelle, gongolava di fronte allo spettacolo dei due galli che si spiumavano, ripetendo che ormai il governo aveva le ore contate. Il sorriso le spariva dal volto improvvisamente quando però la conduttrice Luisella Costamagna, con sfrontata impudenza, le faceva notare che se i sondaggi danno un PdL in caduta libera ed una Lega in arretramento, il PD non avanza di un centimetro. Come mai tutto ciò? Come mai ad un qualunque Vendola basta parlare un po’ difficile, il più delle volte senza dire nulla, per diventare il leader dello schieramento di sinistra, prima ancora che se ne formi uno? Forse perché non c’è nel PD uno che sia un atteggiamento che faccia anche solo illudere il più ingenuo degli elettori che il PD è una cosa diversa, che con Bersani o un altro democratico al governo dimenticheremo finalmente l’incubo di questi anni da Basso Impero?
Mentre va in scena la più raccapricciante mortificazione dello Stato con la compravendita ormai sempre più esplicita (manca solo l’obbligo per i Parlamentari di esporre il prezzo) del consenso tra Deputati e Senatori, mentre l’uso dei mezzi di informazione come arma di ricatto per colpire con finti scandali i nemici politici è entrata nella normalità, mentre il paese sta toccando uno dei punti moralmente più bassi della sua storia repubblicana, il PD fatica a smarcarsi e questa volta non c’è lo zampino di Violante.
staino_pd.jpgNon si smarca certamente quando Bersani non scarta l’ipotesi di un governo Tremonti: ma come? Diciamo per anni che Tremonti è un apprendista stregone della politica economica, che il dissesto delle nostre finanze ha in lui il principale responsabile e lo premiamo assegnandogli un mandato? Intendiamoci, l’idea di un governo che completi la manovra correttiva ed approvi una nuova legge elettorale prima di tornare alle urne è plausibile, ma non può essere guidato da chi è tra gli artefici del disastro del governo in carica, pena la perdita di ogni credibilità per ogni opposizione che collabori ad un simile progetto.
Il PD non si smarca nemmeno quando sostiene l’ascesa di Vietti a Vice Presidente del CSM. Vietti è un uomo dell’UDC con trascorsi berlusconiani, ma soprattutto è l’artefice della riforma sul falso bilancio, una delle tante fatte per evitare problemi giudiziari a Berlusconi, ed è stato più recentemente sostenitore del “legittimo impedimento”, insomma ha tutta l’aria di essere un uomo fatto apposta per far sbarcare la cultura dell’impunità nel CSM. Non bastasse tutto ciò Vietti sarà costretto alle dimissioni da parlamentare con conseguente ripescaggio dell’ultimo escluso dell’UDC che capita essere quello Scaderebech, esperto di cambi in corsa, che dopo una libera uscita è recentemente tornato nei ranghi del PdL. In sostanza la nomina di Vietti regala un parlamentare in più alla traballante maggioranza. Insomma ci mancava pure la stampella al governo Berlusconi per completare il quadro.
Ancor meno si smarca il PD quando strizza l’occhio in Sicilia alla giunta Lombardo, giunta eletta da una coalizione di centro-destra e per di più con pesanti accuse di collusioni mafiose.
Non si smarca infine nemmeno quando continua ad esitare nell’utilizzo dello strumento che il PD stesso ha importato in Italia, le primarie. Fantastico il commento di Fioroni: “Il candidato premier non lo sceglieremo con le primarie. Al massimo faremo delle primarie finte come quelle di Prodi“. Le primarie non possono essere ogni volta sottoposte al vaglio dello Stato Maggiore: o si ritiene che siano uno strumento indispensabile oppure che non lo siano e allora le abbandondano. Nel primo caso vanno introdotte sempre per scegliere il proprio candidato e non solo quando fa comodo, altrimenti anche l’elettore meno smaliziato finisce per considerarle finzione.

In definitiva la domanca che mi faccio è: cosa mai può spingere l’elettore medio italiano a spostare la propria croce dal ben noto cognome al simbolo del PD, nonostante quello che quotidianamente gli dice il TG5, se non ci sono fondati elementi che possano suggerire l’ipotesi che davvero possa cambiare qualcosa? Oggi questi elementi francamente continuano ad essere troppo labili e con troppi distinguo ed eccezioni perché possano convincere un numero apprezzabili di elettori medi.

Aggiornamento: il PD non si smarca quando lascia trapelare senza smentirla, in vista delle possibili nuove elezioni, la preferenza per ammucchiate in confronto alle quali la vecchia Unione di Prodi sarebbe una coalizione compatta e omogenea.

4 Agosto 2010

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs