Chi esulta di più

Abbiamo sconfitto due a zero la Francia e siamo nei quarti. Il genio italico ha vinto ancora come nelle vecchie barzellette. La Francia si è sgasata come l’acqua Perrier e i baldanzosi azzurri si sono guadagnati la sfida contro la Spagna. Abbiamo esultato tutti davanti ai teleschermi ma c’è qualcuno che ha trovato più gioioso degli altri il momento. Mentre l’Italia calcistica si copriva di onore battendo i francesi, quella politica si riempiva di ridicolo approvando il provvedimento che alcuni hanno definito “bloccaprocessi”, altri “salvapremier”, io direi solo “salvamalfattori”. Non c’è bisogno certo di un acuto osservatore per capire, come ha candidamente ammesso Berlusconi stesso, che lo scopo del provvedimento era evitare una probabile condanna al Presidente del Consiglio. L’effetto collaterale è stato però sospendere, secondo stime dell’ANM, circa 100.000 processi. Secondo i promotori del provvedimento si trattava di reati minori, dove ovviamente il termine minore è del tutto soggettivo. Per chiarire cosa intenda per minori elenco i più significativi casi di reati minori:

  • Sequestro di persona
  • Estorsione
  • Rapina
  • Furto in appartamento
  • Scippo
  • Associazione per delinquere
  • Stupro
  • Violenza privata
  • Bancarotta fraudolenta
  • Sfruttamento della prostituzione
  • Corruzione
  • Ricettazione
  • Detenzione di materiale pedo-pornografico
  • Omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale
  • Omicidio colposo per colpa medica
  • Traffico di rifiuti
  • Tanti altri…

Un sottoinsieme di coloro che sono inclini a macchiarsi di tali reati hanno esultato anche di più. Infatti stupratori, rapinatori, rapitori, associati a delinquere, sfruttatori possono anche stare tranquilli per il futuro. Lo stesso nostro governo ha infatti vietato l’uso delle intercettazioni per questi reati, conseguentemente costoro potranno tranquillamente organizzare una rapina o vantarsi di uno stupro al telefono. senza correre rischi che qualcuno ascolti le loro conversazioni.
L’elenco degli esultanti non si ferma però qui. Il piano triennale del governo prevede infatti di mandare in soffitta le norme sulla tracciabilità dei pagamenti. Contrariamente a quanto disposto dalla precedente maggioranza i professionisti inclini all’evasione potranno di nuovo richiedere il pagamento in contanti, che Visco aveva deciso di limitare al di sotto di una quota che si sarebbe ridotta progressivamente nel tempo fino a 100 Euro.
Insomma, quello in carica avrebbe dovuto essere un governo che aveva la sicurezza come priorità. Mi pare che al momento l’unica sicurezza, di cui si sta occupando, sia la sicurezza dell’impunità.

19 Giugno 2008

2 commenti a 'Chi esulta di più'

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  1. cri afferma:

    Proprio ieri, La Stampa riportava un interessante articolo,
    linkato più sotto, che voglio utilizzare per aggiungere un po’ di brezza tra le spighe che si muovono stanche, demotivate e sempre più disilluse al vento italico. L’intervanto di Michele Ainis cita anche l’articolo 111 della nostra Costituzione: l’ho copitato nel caso in cui sia ancora interessante soffermarsi sulla lettura della Costituzione Italiana…prima che un eventuale “drizzone” del Presidente del Consiglio la invalidi o la cancelli definitivamente.
    http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?

    (Sezione II: Norme Sulla Giurisdizione
    Art. 111
    La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
    Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
    Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
    Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.
    La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.
    Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
    Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
    Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.)

  2. cri afferma:

    Ciao a tutte le spighe, se ci sono problemi di collegamento sull’articolo di Ainis, eccovi il testo integrale.

    Se il ministro assassina la suocera
    Michele Ainis - la Stampa - Giovedì 18 giugno 2008

    In Italia i processi aperti sono troppi, sicché di tutto c’è bisogno salvo che di un processo alle intenzioni. Ma quando le intenzioni vengono scritte in una missiva inviata dal presidente del Consiglio a quello del Senato; quando quest’ultimo ne legge il testo in aula destando una baraonda fra i propri colleghi; quando infine la stessa maggioranza ammette che i due emendamenti «blocca-processi» sono solo un antipasto, in attesa di cucinare il piatto principale; allora di questo piatto bisognerà pur occuparsi. E il piatto non è che la ripresentazione del lodo Schifani, già dichiarato incommestibile dalla Corte Costituzionale nel 2004: un marchingegno giuridico per rendere giuridicamente irresponsabili le cinque più alte cariche dello Stato, lungo il tempo del loro mandato. C’è modo d’aggirare il veto che oppose la Consulta? E c’è una garanzia di stampo analogo in altri ordinamenti?

    A questo riguardo la maggioranza cita il caso francese, anzi il caso Chirac, coinvolto in vicende giudiziarie nella primavera del 1998, poi dichiarate improcedibili dalla Cassazione. Errore: Chirac era il capo dello Stato, non il presidente del Consiglio.
    E in tutte le Costituzioni del mondo, con la parziale eccezione di Belgio e Spagna, non esiste alcuna impunità per i delitti comuni commessi dai membri del governo. Perché è di questo che stiamo parlando: uccidere la suocera, rapinare una vecchietta, stuprare la propria nipotina. Pagine di cronaca giudiziaria, non di cronaca politica. I reati «funzionali», ossia quelli che si legano alla carica indossata, corrono già - in Italia come altrove - su un binario separato. Gli altri no, anche perché nel 1947 i costituenti pensavano che in tali ipotesi l’interessato si sarebbe dimesso in un minuto. Beata ingenuità.

    Sennonché l’errore è doppio, e per una doppia ragione. In primo luogo, la stessa Costituzione francese non ospita una norma chiara, e infatti per molti anni quella norma è stata interpretata circoscrivendo l’immunità del Presidente ai soli reati funzionali. In secondo luogo, la Francia rappresenta un’eccezione, giacché l’immunità totale vale per i re, non per i capi di Stato repubblicani. Non a caso il presidente più potente della Terra - quello americano - risponde come ogni privato cittadino per i delitti commessi da privato cittadino. Ha detto la Corte suprema dopo lo scandalo Watergate: «La dottrina della separazione dei poteri non può fondare un’immunità del Presidente assoluta e generalizzata». Tanto che nel 1997 Clinton è stato condannato al pagamento d’una somma di denaro, in seguito al processo per molestie sessuali che gli aveva intentato Paula Jones.

    Poi, certo, noi italiani possiamo ben distinguerci dagli altri Paesi. Questione d’orgoglio, di bandiera. Ma l’orgoglio nazionale dovrà pur fare i conti con un paradosso giuridico che per tutelare i nostri cinque presidenti gli impedirebbe di difendersi, quand’anche colpiti da accuse infondate e infamanti. Se il bene da proteggere è la serenità della Repubblica, allora meglio una sentenza che l’ombra lunga del sospetto. Senza parlare dei diritti delle altre persone coinvolte nel medesimo giudizio, e costrette loro malgrado alla paralisi. D’altronde è proprio su questi punti che la Consulta aveva acceso il rosso del semaforo. Aggiungendo altresì che la sospensione a tempo indeterminato dei processi (dato che ogni presidente può essere rieletto, oppure transitare verso un’altra presidenza) offende il principio della loro «ragionevole durata», iscritto nell’art. 111 della Costituzione.

    E tuttavia, coraggio: la fantasia di questa maggioranza saprà ben trovare una via d’uscita. Magari rendendo immuni a turno i cinque presidenti, ciascuno un giorno a settimana. E il week-end, liberi tutti.

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