I tempi son cambiati, Pupone!

totti_400x300.jpgQualche giorno fa, commentando gli ultimi campionati della squadra della Roma, il suo Capitano Francesco Totti ha fatto riferimento alla coincidenza per la quale due degli ultimi tre Campionati hanno visto l’Inter superare la Roma proprio sul traguardo e sempre tra forti polemiche arbitrali. Totti ha sostenuto che l’Inter gli “ha rubato due scudetti”. La Federazione ha reagito immediatamente deferendo alla Commissione Federale il calciatore che ha dovuto rettificare quanto dichiarato, facendo entrare in campo persino il suo allenatore Ranieri che ha spiegato essersi trattato di una battuta. Insomma, nel calcio di oggi chi mette in discussione il sistema va incontro a provvedimenti.
Non è sempre stato così: nel 2000, durante il Campionato che poi vinse la Lazio il Presidente della Roma Sensi ed il suo allenatore Capello potevano tranquillamente dichiarare che il calcio italiano era nelle mani di Milan e Juventus (che per la cronaca erano l’una la ex squadra di Capello e l’altra la squadra che Capello avrebbe diretto di lì ad un paio di anni) senza essere deferiti. Ma la pratica di lanciare accuse su complotti e congiure non è mai stata esclusiva della capitale; nel 1998 Ancelotti, allora allenatore del Parma, non fu nemmeno ripreso per aver dichiarato che la Juve bisognava prima batterla fuori dal campo (alludendo a favoritismi arbitrali) : l’unica ripercussione negativa per la sua carriera fu che, quando un anno e mezzo dopo decise di andare ad allenare proprio la Juventus, i tifosi biancoeneri non si erano dimenticati delle sue uscite e i due anni a Torino furono assai poco piacevoli per l’attuale allenatore del Chelsea. Chi però negli anni non ha mai lesinato attacchi e insinuazioni nei confronti di arbitri e Federazione è proprio chi ora è sul banco degli accusati: ovvero Moratti e l’Inter. Sono passate mille volte in televisione le immagini dell’allenatore Simoni urlare “Vergogna” all’arbitro Ceccarini nello Juve-Inter del rigore su Ronaldo, senza nessuna ripercussione disciplinare, né l’hanno mai avuta i tanti tesserati dell’Inter che quell’anno stesso parlarono di “campionato falsato”, di “scudetto morale” e così via, né l’ha mai avuta Moratti in uno dei suoi tanti atti di accusa verso i vertici della Federazione.
Non so bene se allora come oggi le polemiche sono supportate da dati relativamente oggettivi che dicono che senza errori arbitrali le cose sarebbero andate diversamente, oppure no. Sicuramente allora i soprusi, veri o presunti, si potevano denunciare, oggi no. Che cosa è cambiato rispetto ad allora? Sicuramente l’obiettivo: la Juventus di allora era forte sul campo e indiscutibilmente anche nei palazzi del calcio, ma era estremamente debole a livello mediatico ed un’eventuale squalifica a chi la attaccava avrebbe scatenato un putiferio sui giornali. Oggi l’Inter estende il proprio potere ai media e se ne è avuta una prova nell’operazione di normalizzazione realizzata da tv e giornali rispetto alla vicenda di Calciopoli bis, fatta di un numero spropositato di editoriali che minimizzavano il tutto e culminata con una mirabile puntata di Sky Sport 24 (il telegiornale sportivo di Sky) apertasi con una lunga intervista a Narducci, PM del processo di Napoli a Moggi, che affermava, senza ovviamente fornire alcuna spiegazione, che l’impianto accusatorio a Moggi era una fortezza incrollabile e che invece gli elementi emersi sull’Inter erano del tutto inconsistenti.
A parte però la differenza tra la Juve di allora e l’Inter di oggi, ho l’impressione che ci sia anche un altro elemento di carattere più generale. Proprio Calciopoli ha infatti fatto comprendere a chi regge le leve del calcio che con la piazza non si può scherzare. A molti ha fatto piacere che alla Juve siano stati sottratti due scudetti, credo che però a molti non abbia fatto invece piacere che la squadra che per dodici anni aveva tenuto alto il nome del nostro calcio in Europa, conquistando finali di coppe praticamente ad anni alterni, improvvisamente si sia ritrovata ridimensionata a squadra da Europa League con conseguenze per il calcio italiano che gli ultimi mondiali hanno ben mostrato. Il batage mediatico che si è avuto nella primavera del 2006 è però stato talmente incessante che la piazza voleva lo scalpo, e che ancora oggi, nononostante ciò che è emerso successivamente, moltissimi ritengono che la pena nei confronti della Juve sia stata mite. In altre parole, anche chi non abbia cari i colori nerazzurri, non vuole correre alcun rischio che si ripeta qualcosa di simile a quanto accadde allora a ruoli invertiti.
Sia come sia, i tempi delle sfuriate contro i direttori di gara e la Federazione sembra siano finiti. Nel futuro il popolare Pupone dovrà limitarsi a sfogarsi a casa propria, magari con Ilary, chissà…

31 Luglio 2010

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