Il ritorno della dittatura in Russia

Vi fu un tempo, non molti anni fa, in cui pensavamo che i processi storici avrebbero portato tutto il mondo a dimenticare quella parola sinistra che si chiama “dittatura” e che, prima o dopo, la democrazia si sarebbe imposto come unico modello di governo di un paese. Gli anni zero hanno portato molti dubbi su questo punto: un po’ perché un paese molto lontano dalla democrazia come la Cina è diventato il protagonista dello scacchiere mondiale, un po’ soprattutto perché molti paesi hanno intrapreso una strada a ritroso recuperando progressivamente meccanismi tipici della dittatura: restrizione della libertà di stampa, potere ai servizi segreti, limitazioni alla libera diffusione di Internet, persecuzione degli oppositori, prolungamento dei termini di scadenza dei mandati e così via. Tutti elementi che non si sono fatti mancare i gerarchi della Repubblica Russa che da anni conducono una lenta erosione di quei meccanismi democratici che negli anni novanta avevano concesso un breve spiraglio di democrazia a quel paese.
Sulla brutale eliminazione dei giornalisti di opposizione, a partire dalla celebre Anna Politkovskaja, si è detto già molto; anche in questo 2010 il dossier dei giornalisti eliminati si è arricchito di altri sei nomi. Al di là di questa situazione dai contorni ben poco chiari, più esplicitamente sono state introdotte numerose riforme che vanno nella direzione di restringere l’influenza dei cittadini sul governo del paese, tra le quali ad esempio l’estensione del mandato presidenziale. Inoltre recentemente la Duma (il parlamento russo) ha approvato una riforma dei servizi segreti che ne amplia il potere. E’ stata perfino diffusa la notizia che si starebbe lavorando ad un motore di ricerca nazionale, alternativo a Google, che filtri i siti ritenuti “politicamente non idonei”, esattamente come già succede in Cina.
Gli ottimisti della democrazia ricorderebbero a questo punto che in Russia si vota ancora in modo relativamente libero, ma la dittatura non si distingue dalla democrazia per la assenza di elezioni ma per quanto il potere è accentrato in poche mani: se questo accentramento del potere si attua, come si è attuato in Russia, nonostante multipartitismo ed elezioni democratiche, l’impossibilità di qualunque ricambio politico trasforma le elezioni in nulla di più che un rito celebrativo del potere.
In realtà il processo di restrizione della democrazia in Russia nasce da una scelta precisa delle classi dirigenti, non ideologica ma commerciale. Putin, nei suoi lunghi anni di presidenza, ha infatti seguito una politica tesa a concentrare l’economia del paese sullo sfruttamento delle immense risorse energetiche a sua disposizione, cosa che gli ha consentito di arricchire il paese ma ha anche ha consegnato la nazione ad un’elite di grandi società di estrazione che si sono impossessate dei mezzi di produzione, di telecomunicazione e del sistema finanziario, e che hanno inibito lo sviluppo industriale del paese da un lato e bloccato quello democratico dall’altro. Il risultato è che la Russia di oggi è come un grande emirato, la cui ricchezza è legata indissolubilmente alle schizofrenica fluttuazioni del costo di petrolio e gas naturale, nell’assenza di un sistema industriale. I due terzi delle esportazioni sono legate infatti a combustibili fossili e pochi punti di riduzione del costo di tali materie prime sono sufficienti a costringere il paese a tirare la cinghia, figuriamoci il crollo che si è avuto negli ultimi mesi. Se pensiamo alla crescita in occidente delle fonti di energia alternative le prospettive per la Russia si fanno decisamente fosche. Sarà anche per questo che negli ultimi mesi qualche novità si è avuta sia riguardo a piccoli successi dei partiti di opposizione, sia a cambi di politica economica e proposte riformatrici da parte di Medvedev. Sono però cose minime rispetto a quanto necessario per invertire una china che in Russia sta portando non solo verso la dittatura ma verso una dittatura molto debole, perché molto esposta alle congiunture internazionali e quindi a rischio di collasso che è molto pericoloso anche per chi non vive in Russia, sia in quanto potrebbe risvegliare una serie di conflitti quiescenti che il potere centrale ha finora tenuto sotto controllo, sia in quanto si tratta pur sempre di una forza militare non da poco che, in mani improvvide, potrebbe fare molti ma molti danni.

25 Luglio 2010

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