Il divo

Ho trovato davvero splendido il film di Paolo Sorrentino, perché non si tratta del solito film che proietta sul pubblico una serie di accadimenti drammatici, come una mera cronaca degli eventi narrata nei fotogrammi di un film. Si tratta della raffigurazione di un personaggio a tutto tondo, visto attraverso gli occhi di chi lo la odiato ma anche attraverso quelli di chi lo ha amato, oltre che i suoi stessi occhi, che hanno guardato e guardano alla realtà come attraverso un filtro che è il filtro delle proprie incrollabili convinzioni, di una visione delle cose prodotta dall’esigenza di trovare un punto di congiunzione tra brama di potere e desiderio genuino di servire lo Stato.
Il film non parla di un politico corrotto, parla di un politico che ha ritenuto che l’unico modo per svolgere il suo compito di servitore dello Stato fosse quello, implicasse la rinuncia ad ogni limite etico alla propria azione. Miopia, vigliaccheria, ipocrisia? Non so, però credo che non si possa capire quella classe politica se non si capisce questo punto.
Difficile dire se la classe politica attuale sia più o meno etica di quella di cui Andreotti fu il protagonista, sicuramente quello spirito di servitore dello Stato che caratterizzava quegli uomini è oggi quasi completamente scomparso.

19 Giugno 2008

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