Il problema sta nella pancia!

Pochi giorni fa la Juve si è radunata a Pinzolo, come da molti anni in qua. I primi dati dicono che l’affluenza è stata molto deludente ed in effetti da molti anni non ricordo un raduno che mi trasmetta sensazioni così malinconiche. Hanno sicuramente contribuito alla freddezza dell’ambiente le molte assenze dei giocatori impegnati nei mondiali ma in effetti ci sono onde emotive piuttosto forti che scuotono il tifo bianconero. Sottolineo il riferimento all’emotività perché ovviamente l’emotività è una componente fondamentale che orienta poi la reazione del pubblico agli eventuali insuccessi.
La Juventus di ieri, sotto la direzione tecnica di Alessio Secco, aveva impostato, dopo il ritorno in Serie A, una politica di graduale rafforzamento dell’organico con uno-due acquisti di grande livello. Due anni fa arrivò Amauri e per un soffio sfumò l’acquisto di Xabi Alonso, l’anno scorso arrivarono Diego e Melo. Anche se i risultati non sono stati poi esaltanti, erano giocatori di spicco, considerati tra i più forti a disposizione nei rispettivi ruoli ed il pubblico sognava trionfi. Ovviamente per ottenere certi giocatori era necessario fare investimenti cospiscui che hanno esaurito rapidamente il budget e lasciato quindi certi ruoli scoperti; il gran numero di infortuni dell’ultima stagione ha poi peggiorato le cose portando la Juve a dover affrontare le fasi decisive dell’annata con giocatori di basso livello, fuori condizione o fuori ruolo.
Con l’arrivo di Andrea Agnelli e quindi di Marotta la strategia sembra essere decisamente cambiata: si punta su un generico rimpolpamento dell’organico tramite una serie di acquisti di medio livello, apparentemente senza la smania del grande nome, dell’elemento che cambi il volto della squadra. Il mercato deve ancora finire ma l’impressione è che la Juve si presenterà alla partenza del prossimo Campionato con un organico molto simile a quello dello scorso anno, con alcuni rinforzi e alcune rinunce, ma senza soprattutto quell’elemento di spicco che trasmetta l’impressione che siamo davvero di fronte ad un progetto di forte rilancio forte rispetto all’ultima fallimentare stagione.
Se esaminiamo la questione da un punto di vista strettamente razionale non è un approccio sbagliato, in fondo anch’io sono convinto che il fallimento dell’anno passato fosse dovuto ben più alla debolezza dell’impianto complessivo dell’organico che all’assenza di campioni. E’ però vero che la visione dei tifosi è davvero poco razionale e quello che il popolo biancoenero si aspettava era una campagna acquisti principesca fatta di fuoriclasse che la potesse proiettare vicino ad un Inter, invece sempre più lontana. E’ vero che rispetto all’anno passato tutti avranno un anno in più, e Del Piero in particolare; è vero che l’anno passato Camoranesi lo consideravamo ancora un elemento chiave e adesso invece speriamo solo che l’Olimpiakos se lo prenda; ma al di là di queste considerazioni è proprio l’emotività a produrre le sensazioni più negative. Non ha nemmeno aiutato il fatto che due dei migliori della Juve dell’anno scorso, ovvero Candreva e soprattutto Caceres (l’unico juventino tra l’altro che abbia figurato dignitosamente ai mondiali), sono stati lasciati tornare da dove erano venuti. E’ vero che il costo del loro riscatto era elevato ma è anche vero che era comunque inferiore alla valutazione teorica su cui si è basato l’acquisto di Bonucci e quindi lasciarli andare è parso più un buttare via il bambino con l’acqua sporca. Anche qui la pancia conta più della ragione nel far tendere al nero lo stato d’animo dei tifosi.
In definitiva quello che la nuova dirigenza ci dice è: il fallimento della scorsa stagione è un danno ben superiore alla semplice delusione e l’eliminazione prematura dalla Champions e la mancata qualificazione per la medesima hanno causato un danno dal quale si può rientrare solo lentamente. Gli introiti mancati per la Coppa Campioni, la difficoltà conseguente di trovare uno sponsor adeguato che ha causato la goffa stipula di un contratto con Betclick per la sola prima maglia, senza avere tuttora uno sponsor per la seconda maglia, obbligano ad una austerità che non consente follìe.
Il problema è che il tifoso juventino vive ancora nei suoi ricordi i tempi non lontani in cui la finale dei mondiali si giocava in casa Juventus, in cui la Juve dominava i Campionati e considerava un fallimento perdere una finale di Coppa Campioni ai rigori. E’ quell’emozione che chiede di essere rivissuta; è un confronto tra passato e presente che non può che produrre delusione, che allontana da ogni intento pragmatico e fa guardare con malinconia agli esordi estivi e con prematura apprensione alle prime incertezze di De Ceglie o ai primi tiri molli di Diego.
Insomma il progetto della società sembra scontrarsi con l’emotività del popolo, e qui forse sarebbe stato meglio essere chiari: forse dal primo momento era bene avvertire che non ci sarebbe stata nessuna campagna acquisti strappa applausi, nessuna follia, solo piccoli rinforzi e una china lenta verso il rilancio. Forse non era il momento, forse bisognava placare le folle, ma forse sarebbe stato più onesto. Anche l’onestà, per carità, può essere piegata al pragmatismo ma la poca onestà è un altro elemento che non va bene all’umore. E l’umore del tifo juventino mi pare essere oggi profondamente cupo.

13 Luglio 2010

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs