Giocare male e vincere

Da che mondo è mondo quando una squadra di calcio pratica un gioco brutto, scorretto, povero di contenuti, dimostrando scarso impegno da parte dei giocatori e nonostante tutto vince, la vittoria è considerata quasi una mezza sconfitta. Si dice che ha vinto, sì, ma immeritatamente e prima o poi i nodi verranno al pettine e alla fine saranno dolori… Io l’ho sempre vista diversamente, ovvero se una squadra nonostante scarso impegno, scarsa forma fisica, schemi noiosi e ripetitivi, vince allora vuol proprio dire che per gli avversari non ce n’è.
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Se guardo alla squallidissima vicenda della nomina a Ministro di Una Cosa Qualunque di Aldo Brancher, allo scopo di farlo sfuggire alla giustizia, mi viene da dire in effetti che è quanto di peggio possa fare una classe politica per la sua immagine. Non siamo abituati certo a comportamenti virtuosi dalla nostra classe politica che sembra non perdere occasione per mostrarsi come dedita ad ogni genere di illiceità e per manifestare il suo totale disinteresse per il destino del paese, ma in ognuna delle tante vicende di malcostume se non di delinquenza vera e propria, c’è sempre alla fine una foglia di fico che permette, a chi non vuole proprio muovere un passo per scoprirle, di non vederne le vergogne. Questa volta però non c’è stata nessuna foglia di fico, nessun vago tentativo di nascondere le cose, si è detto chiaro e tondo che i ministeri si fanno e disfano secondo le necessità personali dell’amico dell’uno e dell’altro con una totale sfrontatezza. E’ come se Messi entrasse in campo sbronzo, fumando uno spinello. Se però poi vince lo stesso ed esce tra il tripudio della folla non si può dire che abbia i giorni contati, si può semmai dire che gli avversari sono molto deboli ed il pubblico è troppo prono al campione per potere assumere un atteggiamento critico per concludere quindi che rimarrà il dominatore indisturbato ancora per molto tempo.
Questo è quello che personalmente desumo dalla vicenda Brancher; quando un sistema politico palesemente e senza nessuna ragione istituzionale (nemmeno la più pretestuosa) usa nel modo più spregiudicato possibile la cosa pubblica ha toccato veramente il fondo. Se quel fondo toccato non corrisponde che ad un debole calo per la popolarità di questi signori significa che la loro forza nel paese reale è sempre più solida.
Intendiamoci: non penso che non ci sia speranza di un ricambio in Italia ma la speranza, come accade in genere nei sistemi democraticamente immaturi, non risiede purtroppo in una rivolta dal basso ma da una congiura di palazzo. Il fatto che perfino l’ONU cominci a manifestare una certa preoccupazione per una possibile involuzione autoritaria nel nostro paese potrebbe essere un buon viatico. Purtroppo la classe media italiana, dai tempi dell’avvento del fascismo, vede il rinnovamento come il peggiore dei mostri possibili e, pur di scongiurarne i rischi, si è sempre concessa al potere più sclerotizzato. Se congiura ci sarà c’è solo da sperare che quella classe media smentisca la sua storia e riesca a sfruttare la situazione per provare a rinnovare davvero questo paese senza limitarsi, come ha fatto in passato, a gettarsi acriticamente tra le braccia di un nuovo potere.

14 Luglio 2010

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