I giornalisti a cui piace il bavaglio

In questo periodo il mondo della stampa si è sollevato con una certa compattezza contro la cosiddetta Legge Bavaglio, altrimenti detto DDL sulle intercettazioni. Anche alcune testate solitamente piuttosto pavide nei confronti della compagine di governo, hanno preso posizione contro la legge. Non c’è però principio, nemmeno il più caro, che in Italia resista agli interessi di bottega e così anche tra i giornalisti ecco emergere qualche distinguo laddove la sparizione delle intercettazioni potrebbe fare comodo anche ai giornalisti.
Si dà il caso che nel mare magnum di intercettazioni scottanti emerse nel processo su Calciopoli ne sia stata diffusa una in cui il giornalista della Gazzetta dello Sport Ruggiero Palombo faceva la predica al designatore arbitrale Bergamo su chi e come avrebbe dovuto designare per le varie partite di Campionato. Tentativo di influenzare o consiglio da amico? Non ci sono elementi per determinarlo come peraltro nemmeno per la pletora di altri addetti ai lavori che facevano la stessa cosa (tra i quali Moggi), benché giustizia sportiva e ordinaria abbiano trattato in modi molto dissimili i vari casi. E’ certo però curioso che proprio il giornale che cavalcò le vicende di Calciopoli si ritrovi con un proprio giornalista nel ruolo di sospetto anche perchè accade quanto segue. Sulla Gazzetta viene infatti pubblicato un articolo di precisazione del giornalista interessato in calce al quale viene pubblicato un trafiletto a firma Andrea Monti, direttore del quotidiano. Il Monti bolla come “diffusione illegale di un’intercettazione” quello che invece è perfettamente legale in quanto agli atti del processo e chiude il suo intervento rivalutando la Legge Bavaglio: “Ciò che deve cessare è l’uso dissennato delle intercettazioni” dice e aggiunge: “La Legge Bavaglio ci butta in faccia una sacrosanta verità“. Nella ferma condanna per l’uso disinvolto delle intercettazioni fatte da alcune fonti di informazioni il Monti sembra dimenticarsi che proprio l’uso disinvolto delle intercettazioni che lo stesso quotidiano, da lui diretto oggi, fece nel 2006, lo portò a rivoltare come un calzino il calcio italiano.
Anche in quest’ambito quindi, come in tanti altri, quello che guida le prese di posizione dei più è il proprio interesse personale che si traveste da principio generale solo quando casualmente le esigenze coincidono. Mi ricordo di aver parlato anni fa con un signore che faceva l’imprenditore e che mi disse: “Ho votato per Berlusconi, anche se so che si farà i propri interessi. Però, visto che è un imprenditore, spero che i suoi interessi coincidano con i miei.”. Così ragionano i più ed anche Andrea Monti, anche quando perseguire i propri interessi può portare a dover indossare un bel bavaglio.

21 Luglio 2010

2 commenti a 'I giornalisti a cui piace il bavaglio'

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  1. miki foggia afferma:

    “piaccia o non piaccia”…..la verità sull’aborto giuridico di farsopoli 2006, piano, piano viene fuori……….

  2. Sina Zeek afferma:

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