La Domenica nera delle giacchette nere

errori-arbitri-mondiali.jpgLe decisioni arbitrali del calcio sono troppo spesso capro espiatorio per giustificare le proprie sconfitte ed è perciò difficile parlarne senza correre il rischio che quello che si scrive venga considerata una sterile recriminazione di chi vorrebbe essere al posto del vincitore. Se quindi qualcuno aveva preso a suo tempo la denuncia di questo blog per una Coppa dei Campioni pesantemente condizionata da errori macroscopici, come specchio della delusione della mia anima juventina, spero che non prenda questo articolo come specchio della delusione per l’eliminazione dell’Italia, ma mi pare di esprimere una ovvietà se dico che la Domenica nera degli arbitri al mondiale è un disastro più che annunciato. Sotto gli occhi del mondo intero l’arbitro urugaiano Larrionda non ha notato che un pallone calciato dall’inglese Lampard aveva oltrepassato di mezzo metro la linea di porta e l’arbitro italiano Rosetti non ha notato che il calciatore argentino Tevez, che ha segnato il gol dell’uno a zero, lo ha fatto in posizione di fuorigioco di almeno un metro. Se tutto ciò accadesse in un Campionato nazionale, magari a danno di una squadra che dispone di una piazza mediatica sufficientemente attrezzata, chissà quali complotti si intravedrebbero dietro a questi errori. Qui è più difficile pensare ad una volontà persecutoria e questo ci aiuta a vedere le cose sotto un’altra luce. La realtà è che chi ha fatto il mestiere di arbitro sa che è possibile sbagliare anche in modo così clamoroso, basta un giocatore che passa davanti al momento giusto, un errore di parallasse, un qualunque accidente perché l’errore clamoroso accada. Quelli che si arrabbiano solo quando sono direttamente toccati dagli errori hanno il commento standard a questi episodi: “Gli errori arbitrali ci sono sempre stati e sempre ci saranno”: giusto, così come sempre ci sono stati gli errori in generale nella nostra vita, perfino nel nostro quotidiano. Quando però ci accorgiamo che usciamo di casa tutte le mattine con la maglia a rovescio, in genere, cominciamo a chiederci se non c’è qualche errore di fondo nel modo in cui ci vestiamo.
gol-fantasma-hurst.jpegL’errore di Larrionda ha ricordato molto quello della finale dei Mondiali del 1966 quando, in un occasione di un tiro molto simile dell’attaccante inglese Hurst, fu concesso un gol all’Inghilterra nonostante il pallone non avesse in realtà varcato la linea di porta ed il gol fu decisivo per l’assegnazione del titolo mondiale. L’errore, se ci fu, era comunque meno netto di quello di oggi e ciononostante destò comunque tale scandalo da essere ricordato ancora oggi dopo 44 anni. Oggi invece le sviste sono molto più frequenti e più clamorose perché i ritmi del calcio sono molto più sostenuti: è tutto terribilmente veloce e questo significa per gli arbitri: da un lato la difficoltà di interpretare gli episodi che avvengono ad una velocità straordinaria, dall’altro il fatto di dovere interpretare tali episodi sotto il peso della fatica della corsa continua necessaria a vedere da vicino le azioni di gioco. Come se non bastasse, gli errori vengono propagati da tv e Internet ad ogni angolo del mondo ed il calcio appare sempre più un gioco legato all’aleatorietà delle sviste di direttori di gara un po’ distratti. L’elemento più ironico di questa vicenda è stato infatti che mentre Rosetti e Larrionda cercavano disperati di capire cosa era successo, sui maxischermi dello stadio passavano i replay dell’episodio e sarebbe bastato che i direttori di gara alzassero lo sguardo (cosa vietatissima) per portarli ad una decisione corretta.
Nonostante la prima reazione della FIFA sia stata come al solito improntata al più bieco conservatorismo, per non dire oscurantismo (”Non mostreremo più le immagini del replay sul tabellone dello stadio” sentenziava il portavoce Nicolas Maingot), il suo Presidente Blatter ha riadattato il tiro aprendo al possibile uso futuro di mezzi tecnologici ma con una tale vaghezza da lasciare intendere che se ne parlerà forse nel prossimo millennio.
Chissà se sarà proprio questo conservatorismo a portare il calcio a perdere la sua posizione dominante, sotto il peso di dirigenti condizionati da troppe parrocchie da tutelare, rispetto a tanti altri sport che hanno saputo adeguare le proprie strutture ai tempi che cambiano. In particolare mi viene in mente il rugby così bravo a difendere le sue tradizioni più consolidate, ma che ha saputo anche innovare molto prima di arrivare al punto in cui il rispetto della tradizione scadesse nel ridicolo.

29 Giugno 2010

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