La riscoperta della vergogna

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Anche i più allergici alle cose calcistiche sapranno che l’Italia ha in questi giorni un grande imputato, uno contro il quale mezza Italia, compresa quella politica, si scaglia con ferocia, si tratta del Commissario Tecnico della Nazionale di Calcio Marcello Lippi. Quello che è quasi paradossale è che mezza Italia racconta come un incapace quello che è uno tecnici più vincenti della storia del calcio italiano.
Ripercorro rapidamente la sua carriera ricordando innanzitutto i successi a Napoli, nel quale riportò il Napoli del dopo Maradona alle vette della classifica, per poi passare alla Juve dove collezionò in complessive 7 stagioni 5 scudetti, una Coppa dei Campioni (e ben 4 finali), una Coppa Intercontinentale e una Coppa Italia. Sarà un caso ma nelle altre 5 stagioni dell’era Moggi, in cui Lippi non c’era, la Juve vinse i due soli campionati poi revocati da Calciopoli.
Arrivato in Nazionale dopo il fallimento agli europei del 2004 portò l’Italia ad un successo assolutamente insperato nel 2006 nella finale giocata con la Francia che condivideva con l’Italia la struttura della sua Juve. Ha poi  ripreso in mano la Nazionale nel 2008, dopo la breve era Donadoni, con la stessa ossatura di quattro anni prima. Lippi non ha mancato di svolgere girandole di giovani o meno giovani, ma alla fine ha deciso di puntare per i mondiali di quest’anno su molti del gruppo di quattro anni prima. E con questa mossa si è attratto gli strali dei vari esponenti di parrocchia che gli hanno rimproverato, nei mesi e nelle settimane passate, di non aver convocato invece i più svariati giocatori. Se ne sono sentiti di tutti generi ma i più credibili tra i non selezionati da Lippi erano poi Cassano e Balotelli, ed è tutto dire perché i due sono stati a lungo messi fuori squadra nei rispettivi club e Cassano ha già avuto nel passato apparizioni tuttaltro che memorabili in Nazionale.
E’ qui secondo me che Lippi ha dimostrato un enorme coraggio: in fondo non gli costava molto chiamare Cassano o Balotelli, avrebbe accontentato i critici e si sarebbe potuto poi giustificare di fronte alla sconfitta dicendo che le aveva provate tutte. Invece ha sopportato l’impopolarità per non dire l’odio collettivo, pur di rimanere ancorato alle sue convizioni. Devo poi dire che quelle di Lippi sono convinzioni che non mi sento di condividere in toto, ad esempio mi è parsa illusoria l’idea di un riscatto di Cannavaro, disastroso come era stato nell’annata juventina, così come anche dell’opaco Camoranesi. E c’è da dire
tuttavia che le alternative non erano molte: in fondo le riserve possibili di Cannavaro erano Bonucci, giovinotto alle prime armi, e Bocchetti che non ha ripetuto nel Genoa le belle prestazioni della passata stagione. Lasciare a casa Camoranesi avrebbe voluto dire togliere anche quel poco di fantasia che restava alla rosa azzurra e alternative in quel ruolo non se ne vedevano proprio. Se poi abbiamo rischiato di qualificarci lo stesso è perché Lippi nell’ultima mezzora ha riesumato Pirlo e se non ce l’abbiamo fatta è soprattutto perché si è bloccato Buffon e per rimpiazzarlo non abbiamo trovato di meglio dell’acerbo, benché ventisettenne, Marchetti che ha preso il terzo gol sulla linea dell’area piccola su passaggio proveniente da rimessa laterale, una roba che si vede solitamente all’oratorio.
In definitiva, considerando il valore complessivo del calcio italiano, la qualificazione al secondo turno era davvero il massimo obiettivo che ci si poteva attendere e averlo mancato per un gol annullato per pochi centimetri non puo’ essere considerato un disastro. Eppure l’Italia delle prime pagine dei giornali è insorta Venerdì con un linciaggio morale davvero insolito per un paese così assolutorio come il nostro. I giornali hanno perfino riscoperto la parola vergogna, vocabolo dimenticato dal lessico giornalistico quando la vergogna era quella dei veri scandali del nostro paese.
Alla fine questa è davvero la prima funzione sociale del calcio: quello di convogliare la rabbia dell’opinione pubblica contro falsi colpevoli, falsi capri espiatori, falsi grandi vecchi; quella di usare la parola vergogna quando non si deve, quando non c’è nulla di particolare di cui vergognarsi se non un generale declino dei calciatori italiani; quella di trovare un terreno innocuo per quella rabbia che sembra invece svaporata quando i veri scandali della nazione passano di fronte ai nostri occhi. La cosa positiva è che ad accogliere gli azzurri all’aeroporto questa volta non c’erano i pomodori che in altri tempi accolsero gli azzurri, ma c’erano invece non più che quattro gatti nemmeno troppo arrabbiati. Il che significa probabilmente che l’”operazione vergogna” è rimasta nella mente di alcuni direttori di giornali a corto di temi.
Meno male che nel frattempo i vecchi tromboni della politica hanno subito preso la parola per esprimere il loro sdegno. C’era il rischio di dimenticarsi ciò di cui abbiamo davvero ragione di vergognarci.

28 Giugno 2010

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