Rinunce sì, scaracchi no

Mi è difficile pronunciarmi con nettezza sull’accordo per Pomigliano e sul referendum che lo ha confermato. Una proposta prendere o lasciare come quella che ha messo sul tavolo Marchionne è difficile da rifiutare, ci sono i princìpi, ci sono le conquiste sindacali da difendere ma c’è la concreta materialità della minaccia di chiudere uno stabilimento in un’area nella quale alternative non ce ne sono e non ce ne saranno. Non posso quindi considerare pecoroni quelli che hanno votato sì al referendum, anzi come tanti anch’io mi sono davvero meravigliato che un numero così alto di lavoratori abbiano rigettato l’accordo. Lo considero un atto tra il coraggio e la sconsideratezza (sempre labile è il confine tra i due atteggiamenti) degno dei tempi in cui gli operai preferivano finire uccisi dalle cariche della polizia, piuttosto che arretrare sulla linea di difesa dei propri diritti.
Anche chi però si piega, anche chi rinuncia ai suoi diritti per conservare il proprio posto di lavoro in un’epoca nella quale portare a casa la pagnotta è l’unica vera esigenza, ha diritto a non essere calpestato, ad essere rispettato, ha diritto al rispetto del lavoro che fa, degli orari cui è sottoposto che il sottoscritto per primo non riuscirebbe a sostenere per lavori così usuranti, della fatica che fa per arrivare a fine mese con la retribuzione che si ritrova.
Incassare il sì era sufficiente, aver piegato quelle persone alle esigenze della globalizzazione era abbastanza, non c’era bisogno di calare il piede su chi già era a terra per trasformare la resa in umiliazione, ma la classe politica assomiglia troppo a quei personaggi di Nuovo Cinema Paradiso che usavano scaracchiare dalla Galleria in spregio alla plebaglia della Platea e quindi non poteva mancare anche lo scaracchio morale da parte del politico di turno. Se ne è incaricato, tra gli altri, il neo-presidente della Regione Piemonte Roberto Cota che l’altra sera sentivo dichiarare a Sky TG24: “Per gli operai di Pomigliano si tratta di rinunciare a quelli che non sono diritti ma sono solo pretese“.
E così gli operai di Pomigliano oltre a orari di lavoro più pesanti, più straordinari, meno diritto di sciopero, si dovranno anche ripulire dalla saliva di Cota e dall’idea che 40 minuti di pausa pranzo siano una pretesa. D’altronde Cota lo stipendio da Presidente di regione se l’è ridotto del 5%. Dall’alto di questa enorme concessione può anche permettersi di sputazzare in testa al prossimo, no?

25 Giugno 2010

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