Riconoscere la sconfitta

Diciamoci la verità: riconoscere la vittoria dell’avversario è sempre un bel gesto. Succedeva già alle elementari nell’ora di ginnastica quando perdevi per un gol che in realtà tanto gol non era: il tiro era passato sopra alla giacca della tuta che fungeva da porta e sarebbe stato palo, però eri superiore e quindi accettavi la sconfitta; certo, ti veniva qualche dubbio quando, a ruoli invertiti, chiedevi tu il gol e ti dicevano di no, ma tu eri superiore e quindi andava bene lo stesso.
Mi ricordo quanto fu considerato nobile Al Gore che riconobbe la vittoria di George W. Bush anche se in Florida ne avevano combinate di ogni genere nella conta dei voti, si disse: “Che grande paese l’America, come sono rispettosi delle istituzioni!”. Da noi Berlusconi nel 2006 tuonava contro i brogli  e la stessa cosa faceva Deaglio per altri versi ma per le stesse elezioni e molti mugugnavano: “Ma insomma, sembriamo un paese dell’America Latina”.
Tutto vero, tutto giusto, e non ho sussultato perciò quando ho sentito sollevare critiche contro Mercedes Bresso per la sua richiesta di verifiche sulle irregolarità commesse in occasione delle recenti elezioni regionali piemontesi perse per un soffio nei confronti del leghista Cota. Suona certo come un modo per non accettare il responso delle urne, non è istituzionale, non è elegante, non è bello. Però poi alla fine scopri che la lista “Pensionati per Cota”, ed il particolare il suo leader Michele Giovine, ha raccolto firme taroccate, ha candidato gente che non sapeva di esserlo, e allora ti chiedi: ma siamo sicuri che essere istituzionale, elegante, bello non finisca con l’avallare comportamenti illeciti di personaggi che vivono alle spalle dei contribuenti, vivendo di espedienti come questi e facendola puntualmente franca?
E mi viene perfino il dubbio che quando mi sforzavo di essere obiettivo durante la partitella nell’ora di ginnastica, quelli dell’altra squadre pensavano solo: “Che fesso questo!“.

22 Giugno 2010

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