Una partita d’altri tempi

Sono uno dei molti italiani che ieri la partita della Nazionale l’ha vista solo sino a poco dopo il rigore del pareggio. Pare che un fulmine sul Colle della Maddalena abbia mandato il tilt il ripetitore con un conseguente blackout di un’ora sul segnale RAI su buona parte del Piemonte. Così ci siamo ritrovati ad attendere che tornasse il segnale ascoltando la radio o cercando altre soluzioni di fortuna per poi finire a chiacchiarare senza troppo curarci delle sorti di Lippi e compagni.
Sarebbe troppo facile attribuire il disservizio al digitale terrestre in cui il Piemonte è stato pioniere in Italia, il ripetitore si sarebbe fulminato anche se avesse trasmesso ancora il vecchio segnale analogico. La perdita della partita della Nazionale non può nemmeno essere attribuita alla riduzione di personale operata in RAI negli ultimi tempi: per i mondiali era infatti previsto un presidio speciale per il ripetitore. C’è tuttalpiù la perplessità sul fatto che il ripetitore non sia ridondato, come ormai succede per la maggior parte dei sistemi di telecomunicazione, ma non è questa la considerazione che volevo fare. In quell’ora di disservizio infatti, più che l’ira per la perdita della nazionale, ho riassaporato certe atmosfere delle mia fanciullezza quando la sospensione del segnale televisivo, come del servizio elettrico, dell’erogazione di acqua, erano situazioni abbastanza frequenti, talmente frequenti da non sentirli come un torto intollerabile ma come quasi un momento di riscoperta di ritmi diversi.
Ho l’impressione che sia proprio il ritmo incessante che la nostra vita, anche nei momenti di relax, ha assunto oggi che ci fa sentire intollerabile sederci attorno ad una candela, di fronte ad un televisore con lo schermo nero, di fronte ad un rubinetto che gorgoglia. Poi quando ti capita un momento di pausa obbligata, vinta l’ansia del primo momento, ti rendi conto che l’essere umano è poi lo stesso che accettava, pochi decenni orsono, di passare una serata a guardare il fuoco in attesa del sonno. In quest’ottica alla fine aver passato un’ora a chiacchierare senza una scadenza e un programma, anziché a vedere una mediocre partita della Nazionale, non è stato affatto un male.

21 Giugno 2010

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