Ottanta percento

Guardo i risultati delle elezioni in Sicilia sul televideo e un numero mi balza all’occhio nella sua imponenza: il risultato parziale (alla fine sarà 75,6%) delle elezioni provinciali a Messina che dice che quattro elettori su cinque hanno affidato il voto alla coalizione che già governava la provincia. Quando vediamo numeri simili provenire da paesi lontani non siamo portati a pensare che la democrazia, che esprima un simile risultato elettorale, goda di ottima salute. Ci chiediamo infatti cosa spinga quattro elettori su cinque a votare per lo stesso candidato e per la coalizione che già governava prima quell’entità territoriale, tenendo conto che fa parte del compito difficile di chi governa scontentare gli uni o gli altri. Difficile attribuire questa scelta ad una candidatura particolarmente azzeccata o a qualche particolarità locale, visto che si tratta di un andamento generale dell’intesa regione (anche nella provincia di Catania l’esito è stato simile: 77,6%). Eppure si tratta di una regione, la Sicilia, nella quale lo schieramento che ha stracciato così la concorrenza, governa quasi ininterrottamente da dodici anni e che non è certo una delle regioni italiane più ricche o con i migliori servizi pubblici o che ancora più è cresciuta in questi anni, ma è semmai la regione che ha visto il suo Presidente Cuffaro condannato per favoreggiamento in un processo per mafia, costretto quindi alle dimissioni dalla carica, ma subito candidatosi al Senato ed ovviamente eletto, senza dimenticare i guai con la giustizia che hanno avuto due dei predecessori di Cuffaro: Provenzano e Drago. Perché quindi gli abitanti della provincia di Messina e Catania sono così entusiasti di chi li governa e magari quelli del Baden-Wurtenberg cambiano governo ad ogni legislatura? Un tempo questo poteva essere giustificato dall’ignoranza: io ignoro che gli altri stanno meglio quindi sono contento di come sto e quindi di chi mi governa. Oggi però sappiamo tutti perfettamente che altrove si sta molto meglio che in Italia o in Sicilia, eppure rivotiamo sempre per gli stessi. Una percentuale consistente di quell’80% è stato sicuramente all’estero almeno una volta, eppure pensa di dover riconfermare la fiducia a chi ha già lungamente governato la sua regione.
La realtà è che in molte persone la paura di cambiare è più forte della speranza di migliorare e la povertà presente è preferibile all’incertezza futura. La classe politica che ci governa si fa semplicemente notaio di ciò, registrando che gli elettori sono soddisfatti e che quindi non c’è motivo di cambiare rotta. E’ probabilmente così che nasce il paradosso per il quale i cittadini di paesi più ricchi e dinamici tendono a cambiare più spesso governo. Ancora una volta sono i cittadini con la loro voglia di crescere che bocciano chi li ha governati, spronando la politica ad essere più attiva, più pronta e più efficiente. Tutto questo in Italia non succede e purtroppo ne portiamo tutti i segni.

18 Giugno 2008

Un solo commento. a 'Ottanta percento'

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  1. bruno afferma:

    Semplicemente, la Sicila è la regione nella quale si comprano più facilmente i voti, e quella più disillusa. Roma è ancora corrotta come ai tempi del papa re, la Sicilia è ancora quella del gattopardo. E di un altro Cavour nemmeno l’ombra.

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