Il disco rotto

Il nostro Presidente del Consiglio ha difeso, in un discorso, il DDL sulle intercettazioni (se volete saperne di più seguite il link), altrimenti detto Legge Bavaglio, spiegando che bisognava porre un freno alle intercettazioni e supportando questa considerazione con il dato che i telefoni sotto controllo in Italia sono addirittura 150mila, con un’arbitraria deduzione (che ogni telefono chiami 50 persone diverse), è giunto a dire che ci sarebbero 7 milioni e mezzo di persone le cui conversazioni sono intercettate. In realtà il numero a cui si riferisce, che è comunque di 130 mila non di 150 mila, è quello delle utenze complessivamente sotto intercettazione. Visto che la maggior parte delle persone (me compreso) ha più utenze diverse (numero di casa, numero del lavoro, cellulare personale, cellulare di servizio, numero della seconda casa e così via) sembra che il numero reale di persone intercettate sia di circa 30mila, il che mi pare un numero normale, sia in rapporto a quanto accade altrove, sia all’entità della popolazione carceraria che è composta da circa 60mila unità, sia infine del numero di procedimenti giudiziari in corso. La spiegazione comunque non è nuova e non è nuova perché le stesse argomentazioni con gli stessi numeri, o taroccati o comunque tirati per i capelli, sono stati riproposti già mille volte, pur essendo stati altrettante volte smentiti. La stessa cosa vale per tanti altri ambiti, quello dei giudici, quello dei giornalisti, quello della sinistra liberticida: gli stessi discorsi, gli stessi bersagli, le stesse argomentazioni, ripetute tante volte da richiamare spesso nelle parole dei detrattori di Berlusconi e dei suoi generali, la metafora del disco rotto.
discorotto2.jpegSiamo abituati a pensare che anche il nostro motivo musicale preferito, se ripetuto mille volte, perda ogni fascino e diventi noioso, se non fastidioso. Siccome le parole dei politici non sono casuali ma sono il frutto di complessi studi di immagine, c’è da chiedersi perché un curatore di immagine pensi che la stessa cosa attuata in politica possa essere invece fonte di seduzione.
Il punto è che non sempre una ripetizione alla nausea è fonte di fastidio, in ambito religioso ad esempio la ripetizione di una preghiera è un rituale frequente e di grande presa emotiva. Il punto è proprio capire quali sono le aspettative che ha, nei confronti di un politico come Berlusconi, il suo ascoltatore. Il sottoscritto, come molti altri, è abituato ad attendersi dal politico una spiegazione del suo operato e un chiarimento circa i suoi piani per il futuro: quindi, al di là delle proprie simpatie, affronta le parole del politico con spirito critico, decidendo ogni volta se quello che sente è convincente o meno. Per molti invece il politico ha una valenza diversa, direi di chiave di lettura della realtà. Per costoro, una volta stretto un patto di fiducia con il politico, egli diventa la loro fonte di conoscenza della realtà. Nel caso di Berlusconi questo patto di fiducia viene costruito giorno per giorno dai media di sua proprietà, o da lui controllati, attraverso una continua esaltazione della sua personalità che ne fa il personaggio ideale per poter soddisfare il bisogno di fidarsi di chi lo ascolta. A quel punto l’ascoltato smette di essere critico e il suo ascolto diventa semplicemente accettazione della realtà così come gli viene raccontata. Siccome alcuni di costoro possono imbattersi in quotidiani, televisioni o amici e conoscenti che gli raccontano una realtà diversa e che rischiano di stimolare il senso critico, è necessario ripetergli la lezione e che gliela ripeta colui di cui hanno sommamente fiducia, il politico. Non a caso la ripetizione, come segnalato sopra, è un meccanismo preso in prestito dalla religione dove il messaggio trasmesso, come nel caso di Berlusconi, è dogmatico e non richiede nessun esercizio di senso critico, anzi lo esclude.
Questo, si badi, non è un meccanismo nuovo per la politica: molti altri politici in dimensione più ridotta se ne giovano. Semplicemente lo sbilanciamento della situazione mediatica attuale rende per Berlusconi tutto ciò assolutamente macroscopico probabilmente per il fatto che la fiducia che tanti ripongono in lui è in minima parte legata a suoi successi reali ed in massima parte alla capacità persuasiva dei suoi mezzi di comunicazione.

18 Giugno 2010

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