Non salvate il soldato F!

Dopo anni di attesa si è conclusa l’inchiesta su uno degli atti più raccapriccianti che l’Europa occidentale abbia visto negli ultimi 50 anni. Si tratta della strage di Londonderry, meglio nota come Bloody Sunday, ovvero quella folle Domenica di Gennaio del 1972 in cui i parà dell’esercito inglese, mandati a vigilare su una manifestazione per i diritti civili degli abitanti dell’Ulster, spararono sulla folla uccidendo 14 persone, diverse delle quali colpite alle spalle. La prima inchiesta, nei mesi successivi agli eventi, fu affidata a tale Lord Widgery, giudice con un passato nella Royal Artillery nella quale era stato pluridecorato durante la seconda Guerra Mondiale. L’inchiesta sposò la tesi della difesa sostenendo che i soldati avevano risposto al fuoco, che le vittime erano armate e che quindi i militari avevano agito correttamente e nessuna condanna fu emessa; questo nonostante nessuna prova si fosse avuta di effettivi spari provenienti dai manifestanti né di armi, e soprattutto nonostante la maggior parte delle vittime fosse stata colpita a morte alla schiena, quindi quando non erano nelle condizioni di nuocere. Solo successivamente fu lentamente ricostruito da inchieste giornalistiche, libri e film verità quello che davvero successe quel giorno nel terribile. Nel frattempo quell’episodio e chi lo coprì, gerarchie militari e Lord Widgery stesso in primis, diede un consistente contributo morale a molti simili atti di violenza, giacché in quell’occasione passarono due principi entrambi terrificanti: il primo è che chi è addetto alla sicurezza di una manifestazione può ricorrere a mezzi violenti e potenzialmente mortali, anche in presenza di soli elementi vaghi di pericolo, il secondo, e quello ancor più terrificante, è che questi mezzi possono essere usati non solo verso chi sia responsabile di atti violenti, ma verso l’intero corpo della manifestazione. In conseguenza di ciò un normale cittadino che partecipi pacificamente ad un manifestazione è spogliato di qualunque diritto e la sua vita diventa sottoposta all’arbitrio di altri: è sufficiente infatti che qualcun altro all’interno della manifestazione compia o sembri compiere atti tali da giustificare una reazione delle forze dell’ordine perché la vita di ogni partecipante alla manifestazione cessi di essere tutelata dalla legge.
Dopo anni di polemiche rimaste minoritarie nel Regno Unito, nel 1998 finalmente il premier britannico Tony Blair fece istruire una nuova inchiesta, questa volta condotta con imparzialità e anche con durezza di toni. La riservatezza dell’inchiesta ha puntato a non fare trapelare i nomi degli indagati e quindi colui che è stato individuato come principale artefice della strage, essendo riconosciuto come responsabile di cinque dei quattordici omicidi, è un uomo individuato come soldato F e divenuto immediatamente il simbolo della follìa di quel giorno.
Dopo 12 anni l’inchiesta si è finalmente conclusa con una dichiarazione di Cameron di scuse ufficiali per l’accaduto. Capisco il sollievo che gli irlandesi hanno provato nel vedere riconosciuto quella che hanno sempre riconosciuto come una strage compiuta verso la propria gente. Tuttavia questo non è il riconoscimento di qualcosa accaduto tanti secoli orsono, ma 38 anni fa; vorrei quindi capire quale saranno, al di là delle scuse, i provvedimenti che il governo britannico prenderà nei confronti dei responsabili, diretti e indiretti, di quella mattanza e di coloro che li coprirono. Vorrei che per una volta chi scambia la propria nobilissima uniforme per una licenza di uccidere non fosse considerato solo uno che ha sbagliato ma un miserabile assassino e non mi riferisco solo a chi ha sparato ma anche a chi ha dato ordini a chi ha sparato così come a chi poi lo ha coperto sia a livello di gerarchie militari, che a livello giudiziario durante l’inchiesta.
Se chi è stato riconosciuto responsabile durante l’inchiesta sarà finalmente trattato come un pluriomicida o come complice di un pluriomicida, allora potemo pensare che, almeno nel Regno Unito, chi partecipi ad una manifestazione senta la sua vita ancora tutelata dallo Stato di Diritto.

16 Giugno 2010

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