Il nuovo calcio e la vecchia politica

In questa Italia in cui tutto si ripete uguale a sé stesso (anzi forse non uguale ma molto simile con una vaga tendenza al peggioramento) il calcio sembra impegnato a rassomigliare quanto più possibile alla politica.
Come nella politica anche nel calcio c’è un padrone (Moratti) dai bulimici appetiti di trionfi che nulla lascia agli altri, con una costante pressione su informazione e arbitri (i magistrati del calcio) per non rischiare di perdere nulla: su questo però direi che su il Colore del Grano ho scritto già a sufficienza.
Ultimamente si è segnalato anche uno specialista di “Legittimo Impedimento”, proprio come il nostro Presidente del Consiglio: parlo del designatore arbitrale Collina, grande atteso, finora vanamente, al processo su Calciopoli a Napoli. Pierluigi Collina, che ai tempi dei fatti oggetto del processo era arbitro prossimo alla pensione, aveva visto il suo nome collegato ad alcuni dei rapporti più imbarazzanti tra società sportive ed arbitri emersi dalle intercettazioni raccolte durante l’inchiesta. Nonostante ciò, a differenza di molti suoi colleghi, non è stato, per motivi misteriosi, né inquisito dalla Giustizia Sportiva né rinviato a giudizio dalla Procura di Napoli. Non solo ma addirittura ha avuto un’immediato lancio nei quadri dirigenziali della Federazione nei quali è diventato rapidamente designatore, cioè colui che decide quale arbitro deve dirigere una partita. E’ stato recentemente chiamato a testimoniare al processo e la sua deposizione è considerata fondamentale per scoperchiare i rapporti che, per distrazione o dolo, non si sono voluti finora rendere noti, ma lui nelle ultime due udienze si è reso indisponibile adducendo il legittimo impedimento, come un qualunque capo di governo.
antonio_damato.jpg Un altra abitudine tipica della politica è di riciclare sempre le stesse facce, per quanto combinino disastri ad ogni occasione. Si pensi a Scajola, che due volte è stato chiamato al governo e due volte si è dovuto dimettere di fronte ad altrettante figuracce ( e non si è nemmeno dimesso in occasione della più grossa, il G8). Tremonti va verso il decennale da Ministro dell’Economia, eppure continua ad essere confermato, a costo di dover attribuire i disastri attuali della finanzia pubblica “a chi lo ha preceduto” nella speranza che chi lo ascolta non sappia che chi lo ha preceduto è lui stesso. Il calcio si adegua e Collina pure. C’è un arbitro (Damato) che nel passato ha sconsideratamente confessato di tifare per l’Inter? Collina lo incarica di decidere il Campionato, poi vinto dall’Inter, arbitrando i due incontri decisivi: Inter-Juve e Roma-Sampdoria e lui non vuole proprio lasciare dubbi: lascia in 10 la Juve dopo mezz’ora e a Roma ne combina di tutti i colori regalando lo scudetto alla sua Inter. Proteste, manifestazioni davanti alla Federazione: un pandemonio. In un contesto normale Damato non arbitrerebbe più per qualche mese ed invece Collina, con un coraggio quasi sospetto, gli assegna lo spareggio per la promozione in serie A: Toro-Brescia. La partita finisce in rissa (perché tra l’altro è anche un pessimo arbitro) ma soprattutto Damato annulla un gol al Toro all’ultimissimo minuto per un fallo rilevato con pignoleria un po’ pelosa. Di nuovo polemiche, invettive, accuse e contraccuse, eppure sono certo che rivedremo presto il volto di Damato in altri incontri clou. Il problema è il solito: quando il ruolo non viene guadagnato in funzione del merito ma del vincolo personale è difficile che, pur a fronte del più evidente dei fallimenti, si possa mettere da parte colui su cui avevi scommesso. Il risultato però alla fine è solo una perdita di credibilità, perdita di credibilità di cui il vertice poco ci si interessa finché gli elettori del calcio, cioè i fruitori diretti o televisivi, continuano a versare il proprio obolo, pur scossi da continui conati di vomito.
Un po’ però è anche colpa nostra, chi in fondo non si rallegra per un errore a favore della propria squadra del cuore o uno contro la squadra più odiata? E’ vero o non è vero che ci scandalizziamo solo quando è solo la nostra squadra a subire? E, per altri versi, chi non è molto indulgente con il rappresentante della propria parte politica per essere criticissimo con quella dell’altra? Non fosse così, se sapessimo distinguere il merito senza asservirlo alla nostra fazione di appartenenza, Damato, Scajola e Tremonti avrebbero cambiato mestiere già da un pezzo…

12 Giugno 2010

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