La nave Flotilla e i titoli didattici

israele.jpgIl quotidiano “Il Giornale” si è sentito in dovere, la settimana scorsa, di fronte alla tragedia della strage della nave Flottilla, di titolare il quotidiano in modo violentemente ideologico “Israele ha fatto bene a sparare”. Vorrei tornare su questo episodio per fare alcune considerazioni e riflessioni.
L’episodio della nave Flottilla ha avuto ovviamente diverse interpretazioni: d’altronde il conflitto Israele-Palestina è da decenni ideologizzato alla nausea in Italia, ma anche i più conservatori, anche i più accesi sostenitori della politica del governo di Israele, non hanno mancato di sollevare qualche perplessità sull’operato dei militari israeliani. Quando si apre il fuoco su persone apparentemente disarmate e si fanno una ventina di vittime (anche se perfino sul numero delle vittime ci sono ancora versioni totalmente discordanti) anche i falchi più falchi sono portati a pensare che forse si è fatto un uso sproporzionato della forza. Perché allora un quotidiano italiano spara un titolo che suonerà raccapricciante anche per molti dei suoi lettori?
Il punto è che “Il Giornale” non è una testata che ha intenti primariamente commerciali, ha soprattutto obiettivi di propaganda politica e la propaganda politica non è solo quella che spiega perché è sempre giusto quello che fanno i tuoi, ed è sempre sbagliato quello che fanno gli altri; la propaganda deve avere anche e forse soprattutto obiettivi didattici, educativi, deve essere in grado di modellare le categorie valoriali dei suoi lettori o ascoltatori, di forgiare il modo di pensare delle persone in modo da adattarlo ai propri piani. I sistemi autoritari basano il loro consenso spesso sulla prevalenza del valore dell’appartenenza rispetto a valori di carattere ideale o valori morali, sull’idea cioè che la ragione sta sempre e solo da una parte a prescindere da quanto accade. Il Giornale vuole creare quest’idea nei suoi lettori, quest’idea funzionale ad una progressiva restrizione del campo d’azione dell’opposizione per un instaurare una dittatura “morbida” che, magari chiamandola in un altro modo, è quello cui tendono naturalmente molti esponenti dell’area politica che orienta il quotidiano.
Siamo in vista di un periodo di contrapposizioni forti. C’è un potere nel quale la corruzione non è più solo una devianza, pur molto frequente, ma è ciò che fa stare insieme il sistema che è quindi incapace di fare a meno delle sue patologie e quindi di riformarsi. C’è una situazione internazionale che rende sempre più instabile il quadro e sempre più sentito il bisogno di ricambio da parte di una fetta importante dell’opinione pubblica, basti vedere come da mesi in ogni elezione che si svolga nel resto d’Europa chi governa subisce delle vigorose stangate. Non è difficile pensare che chi oggi è al potere cercherà, per mantenersi in sella, di scrollarsi di dosso chi lo mette in discussione senza troppi scrupoli ed in questa operazione non mancheranno eccessi che potrebbero seminare qualche dubbio nel popolo che sostiene quel potere. Educare quel popolo ad ignorare certi episodi, a rendere incrollabili le proprie scelte di campo, non può che giovare agli intenti de “Il Giornale”. Su 10 lettori de “Il Giornale” uno o due si sono scandalizzati e magari domani compreranno un altro quotidiano, ma altrettanti si sono convinti che “ha fatto bene” e domani sarà più facile convincerli che hanno fatto bene a sparare su una manifestazione sindacale o su una protesta dei magistrati.

9 Giugno 2010

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs