Camorra, labiali e logiche dell’informazione

Una Domenica di Giugno post-ponte può non essere fonte di grandi notizie ma in fondo qualcosina da dire c’è: la manovra finanziaria, la Legge sulle Intercettazioni, la marea nera in Louisiana, il medio-oriente in fase di esplosione, la RAI militarizzata. E’ curioso quindi che un giornale che non è propriamente di gossip come Repubblica apra con la notizia delle polemiche sui premi dei giocatori della nazionale. Ancora più curioso poi che la seconda notizia sia che su youtube qualcuno ha pubblicato un video in cui si ipotizza che il calciatore della nazionale Marchisio abbia, durante l’esecuzione degli inni prima di Svizzera-Italia, cantato “che schiava di Roma Ladrona Iddio la creò”. L’ipotesi si è rivelata una bufala ed è stata smontata tra gli altri dall’interessato che ha spiegato di aver semplicemente ripetuto due volte la parola “chiamò” (quindi perfino in un’altra strofa) essendo andato fuori tempo.
Si dirà che c’è un tale interesse per la Nazionale che anche elementi ipotetici e probabilmente fasulli, finiscono per diventare di primaria importanza eppure non sempre è così. Pochi giorni fa però un altro giocatore della Nazionale, Borriello, aveva rilasciato un’intervista nella quale attaccava Saviano, spiegando che il giornalista aveva lucrato sulla Camorra, raccontandone solo le cose brutte e non quelle belle (quali sarebbero gli aspetti belli della Camorra non ce lo spiegava). Nonostante la cosa fosse di portata ben diversa e di ben diversa gravità è rimasta confinata a qualche trafiletto. Borriello tra l’altro pare essere figlio di un usuraio assassinato dalla Camorra, quindi c’erano tutti gli spunti per qualche riflessione ma evidentemente in quel caso non ce n’era il tempo.
L’errata lettura del labiale di Marchisio tra l’altro sembra aver suscitato più indignazione e occupato più spazio di quanto non sia stato riservato all’irrisione dell’inno nazionale da parte del Ministro degli Interni che celebrando la Festa della Repubblica a Varese gli preferiva “La Gatta” di Gino Paoli.
Questa volta non tento un’interpretazione, mi limito a dire che un’informazione che funziona così ha qualche grave patologia di fondo irrisolta.

8 Giugno 2010

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