Il populismo sotto il vulcano?

Per i più l’Islanda in questo periodo è l’isola del vulcano che ci ha impedito di viaggiare in aereo ma in realtà l’Islanda è anche quella del clamoroso crack economico e dello strano referendum con il quale i cittadini islandesi hanno recentemente chiarito che non intendono restituire l’ingente debito nei confronti delle banche europee, britanniche in particolare. Dall’Islanda giungono inoltre anche altre notizie interessanti in particolari sulle novità della politica islandese. Sarà perché ci sono stato l’anno scorso in vacanza e l’Islanda mi aveva stupito per il livello invidiabile di fiducia reciproca e di spirito solidaristico che vi regnano, ma mi ha stupito non poco il profilo che la stampa nostrana (quella che se ne è occupata) traccia del nuovo sindaco di Reykjavik e del partito che lo ha sostenuto che si chiama “Besti flokkurinn“ovvero “Il Miglior Partito”.
Sembra trattarsi del classico partito populista che, in una fase di crollo di fiducia per i riferimenti istituzionali, cerca di puntare su qualche tema di facile presa per raccogliere le frustrazioni dell’elettorato deluso. Il problema è che in Islanda non è facile la vita del populista: gli islandesi sono molto omogenei dal punto di vista etnico, gli immigrati stranieri sono pochissimi e anche dal punto di vista religioso non ci sono sostanzialmente tensioni su cui soffiare. Tra l’altro numericamente gli islandesi sono pochi e l’Islanda è assai poco densamente abitata, quindi non si può nemmeno puntare sull’insofferenza verso il vicino chiassoso o tiratardi. E allora “Il Miglior Partito” si è inventato una piattaforma di proposte buffe, come gli orsi polari allo zoo, le palme in città (il clima di Reykjavik non è tra i più indicati), gli asciugamani gratis in piscina e così via. Non è d’altronde importante la piattaforma perché di fronte alla frustrazione che un malgoverno generalizzato provoca nei cittadini, una ipotesi di rottura, in qualunque direzione sia, è sempre ben accolta e se non altro questa, nella sua irrazionalità, è apparentemente inoffensiva a differenza delle versioni continentali.
Mi resta solo il dubbio che, al di là di una sovrapresenza di movimenti populisti, normale in un momento di crisi, l’era della politica fatta da tecnici, più o meno competenti, sia al tramonto e che davvero la politica del futuro sarà fatta sondando di volta in volta gli umori della popolazione su temi specifici del nostro quotidiano, in una democrazia ultradiretta che ha tanti vantaggi ma potrebbe essere affetta dall’assenza più totale di un progetto complessivo.

31 Maggio 2010

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs