Un altro pareggio?

Stavolta non si parla né della Juve né di Calcio in generale, ma dell’altro sport nazionale italiano, le elezioni.
Nel mare magnum dei sondaggi elettorali, che ormai stanno sempre più diventando uno strumento di campagna elettorale e sempre meno uno strumento per prevederne il risultato finale, segnalo il fatto che si delinea sempre di più l’eventualità del “pareggio al Senato” ovvero il fatto che nessuno dei partiti in lizza ottenga la maggioranza dei seggi nella cosiddetta Camera Alta. Nelle proiezioni più favorevoli per la PDL i popolisti si ritroverebbero con un voto di margine, con la necessità di sperare che i senatori a vita si siano dimenticati degli insulti ricevuti nella passata legislatura. Nella situazione meno favorevole la PDL non avrebbe proprio la maggioranza e non avrebbe alternativa che tentare una, comunque risicata, coalizione con Casini, con Storace o con tutti e due.
Sono curioso di scoprire come i profeti del “Al voto subito!”, che poi sono anche gli autori di questa geniale legge elettorale, saprebbero spiegare agli elettori la fretta che hanno avuto nel mandarci a votare con la vecchia legge elettorale, solo per eleggere un Parlamento senza una maggioranza con il solo scopo di fare una nuova legge elettorale (da chiamarsi magari “vaccata” tanto per fare un po’ di rotazione nel bestiario istituzionale), dare qualche aggiustata alla regolamentazione dei settori strategici per Mediaset, rilanciare qualche hub padano a danno di scali evidentemente ritenuti meno padani e poi tornare a votare.
Qualunque sarà la spiegazione temo che, come al solito, io non la capirò e la maggioranza degli italiani invece sì. Quando uno non ci arriva non ci arriva…

27 Marzo 2008

5 commenti a 'Un altro pareggio?'

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  1. Bruno afferma:

    E’ da un po’ che nessuno sente più il bisogno di spiegare nulla ai propri elettori, figuriamoci leggi tecniche come quella elettorale.
    Diceva Bismark che le leggi sono come le salsicce: si apprezzano di più se non si sa come sono state fatte.

  2. AndreaC afferma:

    Sinceramente dei sondaggi non saprei proprio se fidarmi. Negli ultimi anni non ne hanno azzeccata una che sia una neache per sbaglio…

  3. Albi afferma:

    Mah, sai. Il problema è che i sondaggi, anche i più accurati, si limitano a chiedere alle persone per chi voteranno. Se qualcuno mi chiedesse oggi, lì per lì, per chi voterò, io probabilmente direi che non lo so. Non a caso, sempre secondo i sondaggi, il 25% di quelli che dicono che andranno a votare non sanno ancora per chi voteranno… Da domani notte non ci saranno più sondaggi. Ipotizziamo che il 50% degli indecisi votino per un partito ed il 30% votino per un altro, totale un 5% di imprecisione del sondaggio…

  4. AndreaC afferma:

    Non metto in dubbio che sia difficile azzeccarla, ma che lo strumento sia fondamentalmente fallace.

  5. bruno afferma:

    Ricorderò sempre a questo proposito la docente di un seminario di ricerca psicologica. Alla domanda: “ma cosa dobbiamo fare se dai dati rilevati sul campione non emerge nessuna tendenza chiara” rispose: “si rigirano i dati finché non emerge una tendenza. Con tutti gli strumenti matematici che ci sono! D’altronde, se qualcuno vi assume per trovare delle tendenze, le dovrete pur trovare, no?”

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