Manganelli e i manganelli

Se qualcuno sperava che i casi Aldrovandi, G8 di Genova, Cucchi e Gugliotta avessero spostato di un millimetro la visione che i dirigenti delle forze dell’ordine hanno sul problema della violenza della polizia ho l’impressione che andrà deluso. L’impressione mi viene da quanto dichiarato da Manganelli commentando le dichiarazioni del calciatore della Roma De Rossi che aveva attaccato la polizia in riferimento al caso Gugliotta. De Rossi aveva commentato l’introduzione della tessera del tifoso in modo sarcastico: “Dovrebbero fare una tessera anche per il poliziotto” riferendosi ai frequenti pestaggi immotivati operati dalle forze dell’ordine. Non mi immaginavo che i vertici della polizia applaudissero alla battuta del calciatore e un minimo di irritazione ci poteva stare, ma il tenore della reazione del capo della Polizia Manganelli (che già il cognome non lascia certo ben sperare) ha tolto ogni dubbio sul fatto che i ripetuti casi di violenza che hanno gettato discredito sulle forze dell’ordine, abbiano indotto gli alti vertici della Polizia a fare anche solo un minimo di autocritica. Manganelli ha infatti riassunto le parole di De Rossi come ” la volgare strumentalizzazione di un occasionale episodio […] che mette sullo stesso piano delinquenti violenti e poliziotti”. Dovrebbero intanto spiegare a questo signore che la tessera del tifoso non è destinata a delinquenti violenti ma a chiunque voglia andare a vedere una partita di calcio e saper distinguere un normale cittadino al quale piace il calcio da un delinquente violento è proprio quello che un poliziotto dovrebbe saper fare e che evidentemente invece non sa fare nemmeno il capo della Polizia. Dovrebbero spiegargli che mettere sullo stesso piano un tifoso di calcio e un poliziotto è perfettamente normale e che tra i tifosi di calcio come tra i poliziotti si possono nascondere delinquenti e violenti e che infine tra i compiti delle forze dell’ordine che dirige è snidare i violenti sia tra i tifosi che al loro stesso interno, senza lasciare questo compito a privati cittadini dotati di videocamera. Dovrebbero spiegargli che un cilindro di forma allungata, se usato per colpire una persona inerme è ugualmente ignobile, che sia un’asta della bandiera o un manganello. Dovrebbero inoltre spiegare a Manganelli che quello di Stefano Gugliotta non è un occasionale episodio ma di uno dei tanti episodi di violenza immotivata o sproporzionata di cui si macchia l’istituzione di cui è responsabile e l’unico aspetto occasionale dell’episodio è che ci fosse qualcuno a filmarlo.
Il punto è proprio capire che questi episodi dovrebbero essere l’occasione per evidenziare le mele marce ed isolarle dal resto del cesto, ed invece anche grazie e dichiarazioni come quelle di Manganelli solleticano solo uno malinteso spirito di solidarietà che finisce per creare all’interno della Polizia una rete di attenuanti che fanno sentire i colpevoli meno colpevoli ed in definitiva, tornando alla metafora delle mele, fanno marcire tutto il cesto.
Se poi qualcuno poteva pensare che una simile mentalità sia diffusa solo gli alti dirigenti della Polizia è arrivato prontamente Maroni a riconfermare in toto le parole di Manganelli (con la stessa interpretazione patologica per cui i tifosi sono quelli che vanno allo stadio con i coltelli) e non è nemmeno mancata la solita intimidazione della Federazione nei confronti dei tesserati che hanno il vizio di esprimere il proprio parere. L’unica notizia positiva è che perfino dall’ambiente sportivo, solitamente ultraconservatore, giungano ogni tanto critiche alla nostra classe dirigente, il cui arrocamento in posizioni di potere diventa evidentemente sempre più fastidioso anche ai gladiatori del calcio.

30 Maggio 2010

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