Il dito di Totti e il dito di Bossi

striscione-totti.jpgAnche la festa con la quale l’Inter ha celebrato il suo scudetto è stata avvelenata da una polemica con i rivali della Roma. Questa volta è stato protagonista dello scontro uno striscione, appeso all’autobus scoperto con il quale i giocatori hanno fatto il giro della città, che invitava Totti ad infilare il dito, che solitamente si mette in bocca per festeggiare i gol, in altro meno nobile orifizio. La cosa fa il paio con una polemica molto simile scattata tre anni orsono quando i giocatori del Milan, con uno striscione simile, invitarono, dopo la vittoria in Coppa dei Campioni, i cugini interisti ad infilare nello stesso orifizio di sopra lo scudetto conquistato poche settimane prima. Lo stadio non è certo posto per nobiluomini e cori di tifosi di questo tenore non farebbero certamente notizia ma tradizionalmente gli interpreti dello spettacolo calcistico avevano tra le loro prerogative quella di non raccogliere toni e lessico tipico del pubblico dello stadio e di rappresentare quindi un esempio di correttezza e fair play: per questo questi episodi hanno destato e destano un certa impressione.

totti_esultanza_ciucciotto.jpg bossi.jpg

Leggendo di queste polemiche il pensiero è subito corso al fiorire di espressioni becere e volgari tra i nostri politici: se i leghisti hanno forse la primogenitura dell’introduzione di gesti ed espressioni volgari in politica, il resto della desta italiana non ha mancato di seguire la Lega sulla strada della degenerazione di toni e linguaggi e D’Alema si è recentemente dimostrato, anche in questo ambito, l’uomo di sinistra più propenso ad una piattaforma comune con la destra, prendendo a male parole un giornalista de Il Giornale.
Da dove nasce questa evoluzione (o involuzione) dei personaggi pubblici verso un linguaggio ed atteggiamenti sempre più simili a quelli del cittadino comune? Ho l’impressione che la società moderna abbia convinto i cittadini che la abitano che non c’è più bisogno di modelli comportamentali, che ognuno di noi va bene così com’è ed allora il personaggio pubblico ha smesso di essere un modello ed è diventato solo qualcuno nel cui successo provare ad immedesimarsi. Ed allora più il cittadino trova il personaggio pubblico simile a sé stesso, più è “uno di noi”(come sono soliti gridare i tifosi ai loro beniamini) e più è popolare ed amato. Così non c’è niente di meglio che qualche volgarità, qualche battuta becera, qualche atteggiamento maleducato per rendersi popolare.
Ne usciremo? Saremo di nuovo capaci di far vincere il meglio, anziché il peggio? Il becero che avanza avrà un argine? Urge una cura di umiltà che torni a farci apprezzare chi sia un po’ meglio di noi stessi o almeno così appaia, e che riprenda quindi a fare da modello di atteggiamenti e comportamenti.

19 Maggio 2010

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