Lobbismo alla paranoia

Quante volte abbiamo letto la notizia di uno psicopatico che compie una strage?  Le ragioni che fanno scattare la follìa sono le più disparate: sentimentali, lavorative, perfino una banale arrabbiatura. Per il tarlo che si nasconde nel cervello di costoro e li spinge verso la tragedia, ogni motivo può esser buono per lanciarsi oltre la ragione, oltre le regole sociali, verso lo sfogo più folle.
Mai però mi era capitato, tra le tante notizie di questo tenore, di trovare dei politici pronti ad introdurre distinguo e a prendere le difese dello psicopatico. Cos’è quindi che fa dell’omicida che pochi giorni fa ha ucciso a sangue freddo due persone sulle alture di Genova un personaggio degno di essere difeso da un senatore e un deputato? Apparentemente il far parte di quella strana casta che è rappresentata dai cacciatori. Dico strana perché in fondo dei cacciatori si parla poco anche se sono più di 700 mila e anche se saltuariamente diventano protagonisti della vita pubblica. Fin dai tempi in cui il partito delle doppiette inaugurò la stagione dei referendum mandati a monte dall’astensionismo facendo fallire il referendum sulla caccia del ‘91, questa strana confraternita si risveglia ogni volta che si tira in ballo la caccia con una inaudita ed insospettata forza politica. Non ha fatto eccezione la mobilitazione di questi ultimi giorni contro l’intenzione, manifestata dal Ministro Brambilla, di abolire la caccia, arrivando ad ipotizzare una mozione di sfiducia.
Personalmente ritengo la caccia, come sport, una pratica deprecabile e sarò contento, se mai lo vedrò, il giorno in cui sparirà. Tuttavia, fintanto che andare a caccia sarà consentito, è diritto di chi lo voglia fare svolgere la propria attività liberamente. Probabilmente però questa vicenda dovrebbe suggerire la possibilità che controlli più rigorosi debbano esser fatti su chi ha il privilegio di poter andare in giro armato e che magari denuncia qualche problema psicologico.
Indipendentemente però dal fatto che siamo di fronte alla casta dei cacciatori o dei notai, trovo che gli interessi di categoria, qualunque essa sia, anche nel paese delle corporazioni, debbano avere un limite. Quando la pratica lobbistica si spinge a giustificare un doppio omicidio sfocia francamente nella paranoia ed una visita psichiatrica all’Onorevole Cimadoro ed al Senatore Orsi mi parrebbe francamente auspicabile.

14 Maggio 2010

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