Una tragedia che viene dal nulla

La giornata che ha portato ai tragici eventi di Atene era per me iniziata ascoltando questa intervista (la trovate circa al minuto 7:00) su Radio Popolare all’esponente del Partito Comunista Greco (KKE) Nikos Karatansopoulos (non sono riuscito a trovare molte ricorrenze del nome quindi non vorrei fosse errato). Dopo una lunga requisitoria del deputato ellenico contro i provvedimenti del governo, condita di un po’ di immancabile anti-europeismo, si arrivava alla domanda di Massimo Alberti più imbarazzante: ovvero cosa avrebbe proposto il KKE in alternativa a quanto fatto dal governo, per onorare le clausole sul prestito da 110 miliardi di Euro. Il nostro Nikos rispondeva evocando un’epoca nuova, il superamento del capitalismo ed il sol dell’avvenire… Sì, interessante, ma gli interessi sul prestito chi li paga? Come definireste uno che mentre la casa va a fuoco ipotizza di riverniciarne le pareti, un idiota forse? Ecco…
Eppure non sarebbe nemmeno stato difficile: la Grecia è un paese che ha un budget destinato a spese militari pari al 4,3 percento del PIL. Una cifra priva di senso, superiore a quella degli Stati Uniti per dirne una, che corrisponde ad un totale, calcolato rozzamente in 11 miliardi di Euro. Ciò significa che il dimezzamento delle spese militari consentirebbe agli ellenici, da solo, di pagare gli interessi sul prestito e manterrebbe comunque la spesa militare greca ben superiore in percentuale a quella della Spagna, per far solo un esempio. Ovviamente sarebbe qualcosa di ben difficile da realizzare in tempi così brevi e non sarebbe forse sufficiente, ma almeno proporlo potrebbe dare l’impressione a chi si oppone ai tagli alla spesa sociale che un’alternativa esiste, che i necessari sacrifici potrebbero essere altri, potrebbero non cadere su chi li fa già tutti i giorni i sacrifici.
Il problema è che forse proporre cose concrete è pericoloso, un giorno qualcuno potrebbe chiederti di farlo davvero e allora meglio rifugiarsi in idee vaghe, fumose, limitandosi a cavalcare la rabbia contro il sistema, anziché migliorarlo. Meglio affidarsi al nulla, in altre parole, finché però, a forza di rincorrere il nulla, l’esasperazione non diventi così forte da giungere alla follìa.
Non dico che sia il deputato Karatansopoulos che ha armato la mano omicida la cui follìa ha causato la morte di tre persone, una delle quali ne portava in grembo una quarta. Dico che in quella mano c’era molto del nulla, del vuoto spinto, che alberga nella testa del deputato Karatansopoulos.

6 Maggio 2010

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