L’ultima delle leggende

Oggi ricorre l’anniversario (è il 61esimo) della tragedia di Superga che strappò alla vita 31 persone e strappò al calcio italiano una squadra che aveva segnato un’epoca, ma che consegnò anche alla storia una leggenda resa forse ancora più indimenticabile da questa tragedia. Uso la parola leggenda perché in questo caso il termine, solitamente abusato in ambito sportivo, ben si attaglia al Grande Torino che forse rappresenta quel confine, lo stesso che Coppi e Bartali hanno rappresentato per il ciclismo, oltre il quale il calcio ha smesso di produrre vere leggende. Il Grande Torino è una leggenda non tanto per i successi sportivi ma per quell’aura di intoccabilità, per quella patina di magia, per gli occhi sognanti con i quali molti dei testimoni di quegli anni raccontano quella squadra. Non c’erano scandali, non c’erano arbitri compiacenti, non c’erano passaporti fasulli o sostanze illecite, c’erano classe, forza e vigoria atletica, c’era un genuino e spensierato entusiasmo.
Intendiamoci, forse c’erano anche molte delle cose brutte sopracitate, ma come in tutte le leggende la narrazione ci è arrivata depurata di scorie che ne rovinassero la perfezione, che incrinassero il mito e va bene così. Il fatto che il Commissario Tecnico della nazionale fosse il Presidente del Torino può suonare oggi come un conflitto di interessi, ma allora invece era solo considerato il riconoscimento della superiorità di quell’organizzazione e della grandezza di Ferruccio Novo. Pensare a quegli undici giocatori come eroi senza macchia, come icone di un’epoca di riscatto del paese, è ciò su cui si è costruita la leggenda di quella squadra. Da allora l’Italia del calcio e anche quella al di fuori del calcio divenne più smaliziata, più sospettosa, non per sue paranoie, ma perché è stata resa sospettosa da troppe brutte scoperte e allora tutti i successi sono diventati oggetto di attacchi, di sospetti, accusati di essere frutto di intrighi, di trucchi, di combine. Da allora le grandi squadre hanno smesso di essere patrimonio di una storia comune del calcio ma sono diventate solo trofeo di una tifoseria riconosciuta con fatica da ogni altra. Nessun successo ha quindi più assunto i toni epici di allora.
Abbiamo perso a Superga quell’innocenza che espone a truffe ma che crea il magico mondo della leggenda, un mondo che non c’è più e che inseguiamo con nostalgia guardando ogni tanto verso l’alto quella collina e quella cupola, e pensando a quella indimenticabile squadra.

superga.jpg grande_torino.jpg
4 Maggio 2010

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