Internet e i filtri sociali

Mi è capitata sott’occhio un’intervista rilasciata tempo fa da Umberto Eco a El Pais in cui sottolineava come Internet non conoscesse filtri sociali e quindi rischiasse di trasfigurare la realtà in una virtualità in cui tutto è possibile e tutto è consentito. E’ un’opinione simile a molte altre sul tema ma è’ proprio così? E se non è così da cosa nasce l’errore?
Eco spiega: “Non si sa mai se una notizia data su Internet sia vera o falsa. Non è così per i giornali o i libri, perché più o meno si sa che El Pais è una cosa e la ABC un’altra, che Le Figaro è ben distinto da Libèration” ma Eco non spiega cosa mi porta alla consapevolezza che Le Figaro è una cosa e Liberation è un’altra. La realtà è che se so che Le Figaro è un giornale orientato in un modo e Liberation è un altro, è perché li ho letti o perché qualcuno me l’ha raccontato, è comunque una valutazione soggettiva personale o riportata, ma comunque soggettiva. Allo stesso modo so che il blog X è una cosa e il blog Y è un’altra perché li ho letti o perché me l’hanno raccontato. In sostanza quindi sia nel mondo dell’informazione tradizionale che nell’informazione su Internet l’attendibilità è legata alla competenza del lettore ed a quanto la fonte si è resa credibile ai suoi occhi o agli occhi di persone di sua fiducia. Eco aggiunge: “A Internet e ai suoi strumenti di pubblicazione può accedere chiunque: io, lei, il signor X, che si dia il caso sia pazzo. Al contrario, il signor X non può aprire un giornale, perché ha bisogno di un certo numero di persone che lo appoggino, per riuscirci“. Qui ho l’impressione sia l’equivoco. E’ vero infatti che un qualunque signor X non può aprire un giornale, inteso come fonte di informazione classificata come tale ed approvata dall’ordine dei giornalisti, ma può tranquillamente stampare quello che pensa su un foglio di carta e distribuirlo come volantino all’uscita della scuola o di una grande azienda. Allo stesso modo il signor X può aprire un sito Internet e e crearsi un blog su cui scrivere quello che pensa, ma se non sviluppa un rapporto fiduciario e continuativo con un’ampia rete di persone, i suoi lettori non saranno più di quelli che leggono il suo volantino. Ciò che quindi può essere confrontato con la comunicazione giornalistica non è l’intera comunicazione su Internet ma semmai quella parte dell’informazione che raggiunge una vasta area di pubblico: i blog di successo, l’informazione online e così via… E’ vero che l’informazione online non ha le barriere di ingresso che ha la stampa tradizionale, di natura economica (gli investimenti necessari per fondare e distribuire un giornale) e di natura burocratica (iscrizione all’ordine dei giornalisti) ma dubito che questi siano elementi che rendono più probabile la veridicità di quanto raccontato. Il fatto che ci siano testate tradizionali che spesso e volentieri pubblicano notizie false dimostra che non sono tanto le barriere all’ingresso che garantiscono la correttezza dell’informazione ma lo garantisce il controllo compiuto dai lettori stessi, controllo che su Internet si esercita in modo molto più forte che sulla stampa tradizionale, sia per la velocità con cui eventuali bufale vengono individuate, sia per lo strumento dei commenti in calce.
Io inizio a leggere un giornale perché lo compro la prima volta, per caso, curiosità o per il consiglio di qualcun altro e se mi piace continuo a leggerlo. Allo stesso modo leggo un blog o un sito di informazione la prima volta per gli stessi motivi e se mi piace continuo a leggerlo. E’ la volontà di mantenere la credibilità che il blogger o la testata giornalistica si è guadagnanata a prezzo di grande fatica, che induce a porre attenzione alla veridicità di quanto si scrive.
Anche l’anonimato su Internet è un falso problema. Un blog in genere riporta il nome del suo autore ma anche se fosse anonimo il problema non si porrebbe, perché la sua credibilità non risiede nella credibilità di chi ci scrive ma nel blog come tale. Se scoprissi che Massimo Gramellini non è il nome vero di un giornalista de La Stampa, ma solo un nom de plume a cui corrisponde una cooperativa di giornalisti continuerei a leggerlo perché la qualità di quanto viene pubblicato con questa firma è per me molto elevata.
Se poi un blogger pubblica una notizia che può essere calunniosa è ben facile ricostruire la sua identità e quindi denunciarlo, esattamente quanto l’articolo su un giornale.
Altro discorso lo meritano forum e reti sociali, qui il modello di riferimento non è l’informazione tradizionale ma semmai il tradizionale passaparola. Posso dare per certa la notizia che la Juve ha comprato Messi letta su un forum, esattamente come posso dare per certa la stessa notizia udita al Bar Sport; posso pubblicare la notizia che nella metropolitana di Torino ci sono i coccodrilli sulla mia bacheca di Facebook, esattamente come farei chiamando una serie di miei amici per raccontarglielo. La differenza è che su Internet quello che racconto viaggia più veloce, che ci sono molte persone collegate ad un forum e che nella lista dei miei amici su Facebook ci sono molte più persone di quelle che abitualmente sento al telefono. Come nel tradizionale passaparola posso credere o non credere a quanto mi è stato riferito ma non c’è nulla che mi autorizzi a dare più credibilità a quanto scritto su un forum che a quanto sentito al Bar. Da questo punto di vista chi dice: “E’ vero, l’ho letto su Internet”, senza un’ulteriore filtro sulla fonte, non è altro che il classico credulone che in altra epoca avrebbe detto: “E’ vero, l’ho sentito al bar”.
In definitiva confermo la mia impressione iniziale sul fatto che Eco sia fuori strada nel pensare che su Internet manchino i filtri sociali. Su Internet si ripropongono in realtà molti dei modelli di comunicazione tradizionali, con filtri sociali identici o molto simili; l’unica vera novità è che la comunicazione è molto più rapida e molto meno costosa. Ed è proprio la differenza di velocità e di costo l’unica vera rivoluzione di fronte alla quale ci troviamo, il resto sta solo nella nostra interpretazione e nel nostro uso dello strumento che abbiamo a disposizione. Se non applichiamo a quello che c’è su Internet dei filtri non è quindi perché sia impossibile farlo, ma solo perchè molti non hanno ancora maturato la competenza del mezzo sufficiente per applicarvi quei meccanismi di filtro che siamo abituati ad applicare alle informazioni che ci vengono dalle fonti tradizionali.

26 Maggio 2010

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