Un somarello come Presidente

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Se sull’intelligenza del nuovo Presidente del Piemonte Cota il giudizio è ancora sospeso, della cultura del nuovo Presidente del Veneto possiamo già iniziare a farci un’idea.
In occasione della Festa Nazionale del 25 Aprile ha voluto puntualizzare che quelli dell’Associazione Nazionale Partigiani sono come “I Vietcong nella giungla a cui non hanno spiegato che la guerra è finita“. Non sono riuscito a trovare alcuna menzione di vietcong nella giungla che non sapevano che la guerra fosse finita. E’ invece vero che ci furono alcuni combattenti giapponesi della seconda guerra mondiale che rimasero per anni e anni asserragliati nelle loro posizioni dopo la fine del conflitto. Il caso più ecclatante fu un soldato che abbandonò la sua postazione, rassegnandosi al fatto che guerra era finita, solo nel ‘74. Possiamo ipotizzare che il Presidente Zaia si sia confuso perché in quegli anni si combatteva anche la guerra in Vietnam? Chissà… D’altronde se Renzo Bossi si fa vanto di non esser mai stato a Sud di Roma, sarebbe forse disdicevole per Zaia mostrare disinvoltura nel distinguere il Vietnam dal Giappone.
Se sulla geografia e storia asiatica il Presidente è debole, anche sulla storia nazionale non eccelle. In un altro tentativo di addentrarsi sui temi della Liberazione se l’è presa con Bella Ciao: “Mi spiace che ci siano polemiche su questa canzone, che è stata scritta nel 1951, se non sbaglio sei anni dopo la fine della guerra“. In realtà Bella Ciao, come tutte le canzoni popolari, ha un’origine piuttosto incerta (alcuni la fanno risalire ad un vecchio motivo yiddish altri addirittura ad un motivo del Cinquecento) ma secondo le ricostruzioni storiche esisteva certamente in un testo simile a quello che conosciamo durante la guerra partigiana, anche se naturalmente nessuno l’aveva pubblicata. Il 1951 è invece l’anno in cui, secondo quanto sostenuto da lui stesso, tale Vasco Scansani scrisse, ispirandosi alla melodia di Bella Ciao, la versione del motivo che divenne un canto diffuso tra le mondine (stessa melodia ma testo diverso) e da cui a lungo si pensò (erroneamente, se è vera la versione di Scansani) che fosse derivata la Bella Ciao partigiana.
Come al solito, sarebbe bastato al Presidente Zaia giusto un minimo di maggiore approfondimento per non dire fesserie, ma perché perdere il tempo ad approfondire, perché sforzarsi di evitare di dire stupidaggini, quando probabilmente i più non si accorgerebbero della differenza?
Ricordo un’intervista di una quindicina di anni fa a Giovanni Spadolini che fu Presidente del Consiglio all’inizio degli anni ottanta, nella quale l’uomo politico diceva più o meno (cito a memoria): “Nella mia libreria ho più di diecimila libri ed è una minima parte di quelli che ho letto“. Chissà quanti libri ha Zaia nella sua libreria, o meglio, chissà se ce l’ha la libreria…

28 Aprile 2010

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