Slán le hÉireann

La frase è in gaelico e significa “Addio all’Irlanda”. E’ il titolo di un motivo tradizionale irlandese che varrebbe la pena di suonare oggi.
La tragedia si è infatti compiuta. Anche questa volta l’autolesionismo dei cittadini d’Europa ha vinto. Negli ultimi decenni i governi europei avevano avuto la saggezza di smettere di litigare per contendersi quei pochi brandelli di terra che compongono il nostro continente, come hanno fatto ininterrottamente per secoli nel passato, e di cercare di costruire un futuro insieme, che vada anche oltre l’uso della stessa moneta. I cittadini europei, al contrario, non hanno ancora imparato la lezione e continuano a guardare con sospetto al proprio vicino e a tenersi arroccati sul proprio fazzoletto di terra, non accorgendosi che il resto del mondo sta cambiando e che l’Europa, se non trova una sua unità, perderà la battaglia vera, quella che si combatte non ai piedi del campanile ma sui mercati internazionali, contro le grandi potenze esistenti ed emergenti.
E’ significativo che il sogno europeo sia stato ancora una volta affossato da un’isoletta che prima di entrare nell’Unione Europea era un paese sottosviluppato. D’altra parte non possiamo certo pensare che sia solo un problema irlandese. Il no di Dublino ha trovato molti entusiasmi anche da noi, perché anche da noi la nostalgia per il passato è forte, e non si parla nemmeno di nostalgia per il secolo scorso ma addirittura per due secoli fa, quando non esisteva nemmeno l’Italia unita. Anche da noi è grande la difficoltà a capire che il mondo è cambiato e che chi non si muove in tempo rischia di essere travolto. Se l’Europa, pur essendo un continente piccolo e privo di materie prime, ha goduto di un benessere superiore al resto della terra, è stato solo perché ha saputo anticipare gli eventi, la storia, ha saputo guardare avanti più spesso che indietro. Se oggi non sapremo guardare avanti consegneremo domani, alle generazioni a venire, un continente povero e depresso.
Il problema è che l’approccio unanimista sta uccidendo l’Unione Europea e bisogna avere il coraggio di abbandonare e lasciare al suo destino chi preferisce rimanere nel passato e affondare insieme alla nave. Come Napolitano ha giustamente affermato, chi non vuole entrare in un progetto europeo deve avere il diritto di rimanere fuori anche se questo vuol dire diventare una seconda Albania, ma non può fermare tutta Europa. Da oggi dobbiamo varcare il Rubicone: non possiamo più chiedere agli elettori se vogliono o no il trattato, dobbiamo chiedere agli elettori se vogliono o no l’Unione Europea, partendo dal presupposto che l’Unione Europea non può più rimanere quella di oggi.
Perciò auguro agli irlandesi la miglior fortuna ma chiedo che per coerenza abbandonino l’Unione. Addio, Irlanda. Slán le hÉireann

14 Giugno 2008

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