L’ereditarietà della vittima

Mi ha colpito molto scoprire, tranne bufala sempre in agguato, che la donna assassinata nei pressi di Udine dal proprio marito era figlia di una donna che a sua volta era stata assassinata dal marito.
L’opzione del terribile destino è sempre la prima a venire in mente ma la seconda che mi sovviene, non meno dilaniante, è che ci sia anche nell’essere vittima una predisposizione. Non voglio farmi risucchiare dall’idea aberrante di una corresponsabilità: il carnefice resta carnefice e la vittima rimane vittima. E’ ipotizzabile però che nello stare al fianco di una persona che manifestamente denuncia squilibri nella sua personalità e che magari ha atteggiamenti violenti e prevaricatori che preannunciano l’esito finale, ci sia una predisposizione. E’ anche possibile che in chi abbia nella propria storia personale un dramma familiare del genere, ci sia la voglia di esorcizzarlo, magari per dimostrare che lo si poteva evitare, che le laceranti passioni potevano essere tenute a bada, che l’amore poteva trionfare sull’aggressività, che questa volta andrà diversamente.
In generale perché si tiene al proprio fianco una persona che denuncia squilibri? Penso sia perché ogni bacio pare una conquista, perché ogni abbraccio è un trionfo, ogni momento di tenerezza è un successo talmente grande da commuoversi e così ci si fa prendere in una spirale che di crisi in crisi, di riconciliazione in riconciliazione porta verso la tragedia. Non dico che la nostra esistenza debba scorrere liscia come una pallina su un tavolo da biliardo, non dico che si debba rifuggire da ogni fuga dalla tranquilla quotidianità, ma quando la ricerca di emozioni forti, di passioni laceranti, assume i tratti della dipendenza si abbandona il mondo dei sani e ci si ritrova in situazioni di crescente rischio. Certo, come l’alpinista che va in montagna consapevole del rischio di cadere in un crepaccio, anche l’amante che predilige situazioni difficili può anche decidere scientemente di affrontarle: l’importante è che sia consapevole dei rischi.

30 Aprile 2010

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