Ma quante coincidenze!

damato.jpgIl Campionato di calcio di quest’anno sembra affetto da una sovrabbondanza di coincidenze. Un primo fatto curioso è che l’arbitro Damato, che personalmente tutte le volte che ho visto arbitrare ho trovato incerto, impacciato e approssimativo (anche in tempi non sospetti), sia diventato l’uomo da spendere per i match più complicati, oscurando arbitri di riconosciuto valore internazionale. Viene in particolare chiamato ad arbitrare un Inter-Juve delicatissima e dopo mezzora lascia la Juve in 10 suscitando l’ira furibonda dell’ambiente juventino, solitamente non avvezzo a queste reazioni. In genere gli arbitri che suscitino un tal putiferio, a ragione o torto che sia, vengono tenuti prudenzialmente lontani da incontri critici ed invece non solo Damato non viene messo a riposo ma addirittura, ad una sola settimana di distanza Damato va ad arbitrare la Roma in un match che potrebbe lanciarla verso uno scudetto, scudetto che l’Inter fino a poche settimane fa credeva già suo. Il risultato è che combina sviste paurose ad errori tecnici da arbitro di Terza Categoria creando una mezza rivolta nell’ambiente romanista. Ieri infine si scopre che Damato si è nel passato professato tifoso interista, che non è un buon motivo per favorire i nerazzurri, ma sarebbe un buon motivo per non destinarlo ad incontri che decidano le sorti dello scudetto in favore dell’Inter.
La grancassa dei media colorati (non solo nel senso del colore della carta) ci sta già spiegando che sono solo coincidenze e che non bisogna più guardare al calcio con sospetto perché, una volta cacciato il grande corruttore Moggi, il sistema calcio è pulito e al di sopra di ogni sospetto. Però tutte queste coincidenze stonano sempre più con questa narrazione dei fatti che da anni ci viene propinata da quasi tutte le testate sportive e non.
Alla fine non so se condizionavano i Campionati più le telefonate di Moggi o quelle di Moratti, non so se era più aiutata da fattori esterni la Juve di ieri o l’Inter di oggi, non so se la sudditanza psicologica premiava più l’uno o più l’altro; constato però che nell’epoca in cui Moggi regnava qualche scudetto per gli altri rimaneva pure, nel regno di Moratti invece pare che gli altri debbano accontentarsi, se va bene, della Coppa Italia.

27 Aprile 2010

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