Cari sudditi pezzenti

berlusconi_ostia-300x216.jpgCari sudditi pezzenti, avete visto? Io sono un libertino che se ne frega della fedeltà coniugale, ho fatto abortire mia moglie Veronica e ho violato mille altre regole cattoliche eppure io posso permettermi, pur divorziato, di andare a far la comunione mentre voi no“.
Leggo questo sottotitolo nell’episodio che ha visto protagonista il Presidente del Consiglio accostatosi alla Comunione in occasione della messa a suffragio di Raimondo Vianello. C’è chi ha polemizzato con il prete che glielo ha concesso, c’è chi ha criticato il silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, ma non mi pare che questo paese pulluli di eroi e questa non era certo una delle occasioni in cui sia più urgente trovarne. Quello che invece trovo interessante è che il Premier si sia sentito in dovere di trasgredire anche ad una regola di Santa Madre Chiesa, le cui regole sono forse tra le poche la cui trasgressione pubblica è ancora un tabù per l’italiano medio. L’episodio potrebbe anche essere interpretato come uno sgarbo a quell’autorità ecclesiastica che in fondo è la minaccia più seria all’autoritarismo di Berlusconi ma io ho l’impressione che la lettura più valida sia un’altra.
Il Presidente del Consiglio deve una buona parte della sua popolarità al suo spregio per leggi e regole, spegio che condivide con buona parte degli italiani. Per quei tanti italiani che con lui condividono questo sentimento ma che non possono permettersi di metterlo in pratica, Berlusconi rappresenta quasi un eroe, una proiezione di quello che vorrebbero essere ed il fatto che questa volta si sia fatto beffe perfino del Sacramento più importante della Chiesa Cattolica non è che un ulteriore merito. Mi immagino il frequentatore medio del Bar Sport medio che dice:”Ha cagato in testa pure al Papa. Che mito che è!
Lo so: c’è sempre quell’altra fetta di cittadini di questa Repubblica che considera questo e altri atteggiamenti del Premier miserabili e che si sente insultata dalla sua arroganza e protervia, ma è sempre una minoranza, non dimentichiamocelo.

26 Aprile 2010

2 commenti a 'Cari sudditi pezzenti'

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  1. Piero afferma:

    Se si vuole bene ad una persona, si fa il bene di quella persona in barba alle leggi e alle regole, perché la persona amata è la cosa più importante e viene prima di tutto. Nel caso del cristiano credente, la persona a cui voler bene è Gesù. Gesù, tuttavia, non è un concetto astratto, ma è una persona viva e presente nell’umanità sofferente. Voler bene a Gesù vuol dire amare l’uomo nelle persone che ci stanno vicine e nelle loro miserie.

    L’amore non conosce regole e nemmeno le rispetta. Infatti Gesù di fronte alla malattia di un uomo, pensando al suo bene, non ha rispettato la regola del sabato che impone il riposo, ma ha compiuto una guarigione. Il Vangelo riporta vari esempi dove Gesù insegna a violare la legge per il bene dell’uomo. Ad esempio, quando i discepoli di Gesù raccolgono il grano per sfamarsi, di sabato, violando la legge del riposo.

    Non si tratta di far vedere che si è degli eroi a violare la legge, ma di affermare un principio secondo il quale le esigenze dell’uomo vengono prima della legge.

    Il caso di Silvio che viola una norma della Chiesa facendo la comunione da divorziato mi ricorda un po’ Gesù che violava la norma del sabato per guarire i malati, ricevendo la disapprovazione dei presenti, farisei e maestri della legge.

    Silvio tuttavia, in questo caso, come sempre, dimostra quello che è, pensa solo a se stesso. Altrimenti, se Silvio fosse di altra pasta, avrebbe chiamato altri divorziati desiderosi di comunicarsi con Gesù e la sua ostia l’avrebbe condivisa tra tutti quelli che sono nella sua condizione, spezzandola in tante mini-parti quanti sono i divorziati desiderosi di comunicarsi e distribuendola a tutti, in barba alle leggi della Chiesa.

  2. Coloregrano afferma:

    Piero,
    francamente ho seri dubbi sul fatto che Berlusconi (scusami ma non essendo né un mio amico né un calciatore brasiliano, continuo a chiamarlo per cognome) sia andato a far la Comunione per un bisogno urgentissimo di comunicarsi con Gesù e propendo invece per una scelta funzionale a dimostrare che le regole nel suo caso, per il solo fatto di essere chi è, non valgano.
    A prescindere da questa interpretazione però il problema è quello che sottolinei tu. Non è stata un’infrazione rivoluzionaria ad una regola troppo restrittiva per indurre la Chiesa ad un ripensamento, è stata una semplice dimostrazione del fatto che lui può non rispettare le regole. La realtà è che per molte persone la condizione di privilegiato è di per sé fonte di ammirazione e di qui il volerla alimentare, a costo di uno sfregio alla credibilità dell’autorità ecclesiastica.

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