La nuova imprenditoria

bombassei.jpgVe li ricordate i vecchi imprenditori italiani che, anche quando le cose andavano a gonfie vele, non mancavano occasione per stracciarsi le vesti, per dire che lo Stato doveva intervenire, per dire che così non si va avanti, che le tasse sono troppe, che bisogna fare le riforme, che bisogna riformare il mercato del lavoro, che altrimenti ci consegniamo al declino eccetera eccetera? Chi non ha mai pensato che fossero vittimisti, pronti a piangere miseria per qualche incentivo, finanziamento pubblico e così via? Non pensavo di giungere a provare nostalgia per quella imprenditoria eppure…
Invece qualche sera fa a Ballarò ho sentito parlare Alberto Bombassei, Vice Presidente di Confindustria e Presidente di Brembo S.p.A. oltre che consigliere d’amministrazione di una lista interessante di aziende tra cui Pirelli e Italcementi. Replicando ad alcuni dati proposti da Floris che descrivevano impietosamente ma realisticamente l’inarrestabile calo dell’Italia nelle graduatorie europee di ricchezza media Bombassei ignorava i numeri, negava il declino, spargeva ottimismo, con una convinzione che avrebbe fatto invidia a Tremonti. Quale interesse ha un industriale a negare che l’Italia stia scalando da anni posizioni verso il basso? Perché non invitare ad intervenire, a progettare una nuova economia italiana, quella classe politica che, come Gasparri, si limita a ricordare che “Ai tempi di mia nonna si stava peggio? Probabilmente perché oggi più di ieri l’imprenditoria italiana è molto meno interessata ad un rilancio della nostra economia che ad un rapporto clientelare con la maggioranza di governo, nella speranza di poter raccogliere qualche ossicino al prossimo banchetto (tipo Alitalia) che si farà con i soldi degli italiani.
Questa è la realtà della nostra imprenditoria e non mi stancherò di dire che il primo problema del nostro paese continua a non essere la classe politica inerte che ci ritroviamo (che è solo una conseguenza), ma quella fetta più che considerevole per non dire maggioritaria degli italiani che continua a pensare che per avere dei risultati soddisfacenti non sia necessario correre ma sia sufficiente scegliere il cavallo vincente.

22 Aprile 2010

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