Una provincia di nome Italia

Ho trovato interessante il modo in cui l’evento dell’eruzione del vulcano Eyjafjallajökul è stato raccontato dai telegiornali della RAI. A partire del nome stesso del vulcano quasi mai citato, (d’accordo: è difficile da pronunciare, ma ogni tanto citarlo? Giusto per ricordarsi di quale si parla) l’accaduto è stato raccontato come qualcosa di lontano, come se fosse avvenuto su un’altra galassia o su un atollo disabitato. Nessun servizio che coprisse l’evento, gli impatti devastanti sulla popolazione locale: per carità, qualche migliaio di persone , non di più, ma pur sempre gente che ha dovuto abbandonare casa propria ad un non invidiabile destino. Spesso nemmeno un minimo di chiarimento sul fenomeno dal punto di vista scientifico, sui precedenti storici che includono altri Jökulhlaup (ovvero eruzioni di vulcani posti sotto un ghiacciaio) come quello del 1996, o su altre eruzioni del passato che in altre parti del mondo provocarono innalzamento di polveri nell’atmosfera come quella di Tambora nel 1815. L’unica cosa che ci interessava sembravano essere i disagi per i viaggiatori che non potevano volare a causa della nube, a cosa poi fosse legata la nube, se fosse dovuta ad un contadino malaccorto che aveva esagerato nel bruciare le stoppie o ad un’esplosione che aveva inghiottito tutta l’Islanda.
E’ la filosofia di un’informazione che vuole solo soddisfare le curiosità, mai informare, mai raccontare, mai allargare gli orizzonti.

18 Aprile 2010

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